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Dieci anni nel paese delle meraviglie: la storia del sodalizio fiorentino GIG-Phasar

 

L’affermazione delle tv locali in Italia, a partire dalla metà degli anni ’70, ha avuto tra le sue conseguenze l’evoluzione del modo di fare pubblicità: l’utilizzo degli spot tv, infatti, divenne sempre più diffuso e questo favorì la nascita di molte agenzie pubblicitarie.

Chi è stato bambino in quegli anni, soprattutto se toscano, probabilmente ricorda spot storici come I Micronauti, Robapazza che strumpallazza, Brillantina Rimbalzina ma non tutti sanno che alla base di molti di quei fortunati spot ci fu un particolare sodalizio fiorentino: quello tra GIG, Gruppo Italiano Giocattoli, azienda fondata da Gianfranco Aldo Horvat nel 1968 a Firenze, e l’agenzia di comunicazione Phasar, del pubblicitario e musicista fiorentino Alberto Ferrarese.

La storia di quel periodo viene ora raccontata nel libro Dieci anni nel paese delle Meraviglie – La pubblicità per Linea GIG dal 1976 al 1986 scritto proprio da uno dei protagonisti, Alberto Ferrarese, in collaborazione con i figli Lapo e Niccolò.

Il volume ripercorre le tappe che portarono dalla nascita dell’agenzia pubblicitaria Phasar, negli anni ’70, all’incontro con Horvat e al conseguente rapporto di lavoro che durò dal 1976 al 1986. In quegli anni vennero realizzate campagne pubblicitarie per molti dei giocattoli di punta prodotti da GIG, come Fiammiferini, Playmobil, Micronauti, Trasformer, Brillantina Rimbalzina, Robapazza che strumpallazza, Soffioplà, Sabbia Magica, Cuore Caldo e tanti altri “mostri sacri” dei giocattoli anni ’70 e ’80.

Per cercare di saperne di più di quel periodo e di come è cambiato il mondo della pubblicità oggi, abbiamo rivolto alcune domande all’autore del libro, Alberto Ferraese.


O3 – Come nacque il sodalizio tra Phasar e GIG?

A.F. “Non posso entrare troppo nel dettaglio per non “spoilerare” i contenuti del libro. Posso dire che mi trovai al posto giusto nel momento giusto e, con le mie competenze e quelle del mio team, conquistai la fiducia di Linea GIG in un momento di espansione di entrambe le nostre società. Tutto questo in un momento di grande fermento nel mondo del giocattolo italiano e nel mondo della comunicazione in Toscana e a Firenze”.

O3 – Come venivano creati gli spot e le pubblicità GIG?

A.F. “Con grande attenzione al giocattolo e al messaggio da dare al bambino, ma anche ai genitori. L’analisi del target era importantissima, così come ciò che ci chiedeva il cliente. Poi stava a noi usare la nostra creatività per trasformare un gioco magari più adatto a mercati diversi (quello tedesco, giapponese o americano) e adattarlo al pubblico italiano di allora”.

O3 – Qual è lo spot/pubblicità a cui è rimasto più affezionato?

A.F. “Senza dubbio – e questo stupirà molti affezionati a giocattoli più “vistosi” come Micronauti o Trasformer – uno di quelli che mi è rimasto più nel cuore è “Brillantina, Rimbalzina”, un prodotto semplice, quasi banale magari (una pallina di gomma!) ma con uno spot fatto benissimo, accompagnato da un jingle tratto da un brano classico che era coinvolgente, ballabile, divertente, capace di catturare l’attenzione. Quasi un tormentone se vogliamo utilizzare un termine caro al mondo della musica. Ancora oggi, se lo si fa ascoltare, è facile impararlo a memoria e ritrovarsi a canticchiarlo”.

O3 – La musica ha sempre avuto un ruolo importante nella sua vita: quanto questo ha influito nella creazione degli spot?

A.F. “Il ruolo della musica più che importante è stato determinante. La mia marcia in più, il mio “aiutante misterioso”. Non solo per i jingle, per cui passavo nottate e weekend a studiarne la realizzazione, ma anche per la mia vita quotidiana. La musica è sempre stata la mia valvola di sfogo, il mio percorso creativo che a volte mi serviva anche per “fuggire” dallo stress lavorativo o da clienti eccessivamente pressanti. Una bella serata a comporre jingle o a fare jam session con gli amici… e qualsiasi problema passava in second’ordine.
Ho sempre pensato che alcuni dei giochi pubblicizzati siano stati aiutati nel loro successo proprio dal commento musicale realizzato che ne evidenziava i plus, li rendeva subito accattivanti e divertenti. Dopotutto un buon jingle attirava l’attenzione, ieri come oggi”.

O3 – Secondo lei, qual è stata la chiave del successo di quegli spot, che ancora oggi molti ricordano con nostalgia?

A.F. “Sicuramente il fermento creativo di quel periodo; i validi professionisti che ci lavoravano; l’estrema cura nella realizzazione; il lavoro di team fra l’agenzia Phasar e Studio K che si occupava del girato e del montaggio. Si partiva da un’idea, la si sviluppava realizzando minuziosi storyboard, con un occhio attento ai testi e alle musiche”.

O3 – Perché terminò il sodalizio tra Phasar e GIG?

A.F. “Le ragioni sono molteplici e sono descritte nel libro, ma continuo a pensare che sia stato giusto così. Un po’ come quando le grandi band si lasciano all’apice del successo. C’erano stati tanti cambiamenti in entrambe le aziende e forse volevamo tutti sperimentare nuovi orizzonti.

O3 – Com’è cambiato il mondo della pubblicità dagli anni 80 a oggi?

A.F “Alla base le regole sono sempre le stesse: studio del messaggio, del posizionamento, del target, delle motivazioni e dei media da utilizzare. Quello che invece è cambiato, oltre all’utilizzo massiccio di software e tecnologia, rispetto al lavoro “manuale”, quasi “artigianale” di professionisti, è l’approccio alla comunicazione e lo scarso rispetto per il professionista.
Negli anni ’80 era impensabile il “fai da te” attuale. Ci si rivolgeva a tecnici del mestiere e si lavorava in assoluta sinergia fra cliente e agenzia di pubblicità. Fiducia reciproca, rispetto, dialogo anche serrato e con discussioni. Ma consapevoli dei ruoli e delle conoscenze reciproche.
Oggi si guarda spesso al risparmio a discapito della qualità. Non mi riferisco alle “grandi marche” anche se anche in quel caso a volte le cadute di stile ci sono, ma proprio al discorso “ho mio cugino che spippola su internet, il catalogo lo faccio fare a lui”.
Per il resto sono profondamente cambiati anche i linguaggi, la velocità e i media. L’avvento di internet ha portato a una velocità di comunicazione impensabile negli anni ’80, si raggiungono target in maniera più diretta e a volte il messaggio, se azzeccato, viaggia in modo virale, condiviso automaticamente dal target stesso che ne diventa promotore. In questo è ancora fondamentale il ruolo del professionista”.

Dieci anni nel paese delle meraviglie è quindi un vero e proprio viaggio a ritroso nel tempo tra ricordi personali, aneddoti e dietro le quinte che ripercorrono la storia delle pubblicità GIG-Phasar, tra illustrazioni originali inedite e frame degli spot televisivi. Un racconto che permette anche di mettere in evidenza le dinamiche umane e professionali tra i vari protagonisti di quel decennio.

Il libro, edito da Phasar Edizioni, può essere ordinato nelle principali librerie, negli store online o direttamente tramite Phasar Edizioni. Per maggiori informazioni è possibile visitare anche il sito internet ufficiale.

(Photo Copyright @DieciAnniNelPaeseDelleMeraviglie)

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Posted by on 10 gennaio 2017. Filed under Cultura,In primo piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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