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Dichiarazione di Firenze: i paesi del G7 in difesa del patrimonio culturale

Promuovere la conservazione del patrimonio culturale, in tutte le sue forme, combattere il traffico di beni e sviluppare un’effettiva collaborazione a livello internazionale: sono i principali impegni assunti dai paesi del G7 che hanno partecipato al primo summit interamente dedicato alla cultura, a Firenze.

Gli impegni sono stati declinati all’interno della Dichiarazione di Firenze, il documento che tutti gli stati partecipanti hanno siglato alla fine della prima giornata di lavori in Palazzo Pitti. A firmare la carta sono stati il Ministro della Cultura Dario Franceschini per l’Italia, Mèlanie Joly per il Canada, Audray Azoulay per la Francia, Bruce Whartron per gli USA, Karen Bradley per il Regno Unito, Maria Bohmer per la Germania, Ryohei Myta per il Giappone.

La Dichiarazione di Firenze ribadisce il ruolo di guida dell’UNESCO nell’ambito della tutela del patrimonio culturale internazionale ma stabilisce anche impegni importanti da parte dei singoli Stati sul tema della tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, in ogni sua forma, della lotta al traffico internazionale di beni e per la messa in atto di azioni di cooperazione.

Il documento è arrivato alla fine di una lunga giornata di lavori da parte delle delegazioni dei paesi partecipanti: sono stati tre i tavoli di lavoro, il primo sulle normative internazionali per la tutela del patrimonio culturale, il secondo sulle tecniche di investigazione e contrasto al traffico di beni culturali e il terzo sul tema della formazione.

Come spiegato da Mounir Bouchenaki, archeologo ed esperto di patrimonio culturale, le normative e convenzioni per la tutela del patrimonio a livello internazionale ci sono e sono dettagliate: dalla Convenzione dell’Aja del 1954 alla Convenzione Unesco del 1972 sul patrimonio mondiale dell’Umanità, fino alla convenzione UNIDROIT del 1995 per la restituzione dei beni trafugati illegalmente. “Negli ultimi anni però i conflitti sono cambiati – ha aggiunto Bouchenaki – Oggi ci troviamo davanti a guerre civili, come in Siria, Yemen o Libia, ed è più difficile proteggere il patrimonio culturale, che infatti è diventato un bersaglio, sia come simbolo da distruggere sia come merce per finanziare il terrorismo”.

“Nei prossimi anni avremo una vera e propria inondazione di beni trafugati da paesi come la Siria e l’Iraq – ha aggiunto Manlio Frigo, di UNIDROIT, Istituto Internazionale per l’unificazione del diritto privato – E’ fondamentale che gli Stati lavorino insieme per mettere in atto le normative al loro interno e cooperando, per contrastare sia le distruzioni che il traffico illecito di beni”.

Condivisione di informazioni, creazione di banche dati digitalizzate con gli elenchi dei reperti trafugati sono strumenti che stanno già dando risultati, come, ad esempio, la pubblicazione della lista rossa del Consiglio Internazionale dei Musei (ICOM) che ha permesso di trovare alcuni reperti trafugati da zone di guerra in musei della Svizzera.

Molto importante in questo senso è anche l’approvazione da parte di ONU della risoluzione italo-francese 2347 del 24 marzo scorso, che condanna la distruzione del patrimonio culturale e il contrabbando dei reperti, oltre a prevedere una componente culturale nelle missioni di peacekeeping.

Un traguardo importante ottenuto anche grazie al lavoro svolto dall’Italia, primo paese ad aver creato la task force Unite4Heritage, voluta da Unesco per tutelare il patrimonio culturale e composta da personale specializzato dei Carabinieri e da membri del MIBACT.

“Nei prossimi mesi è prevista la partenza della prima missione di Unite4Heritage sotto l’egida Unesco e su richiesta di un paese – ha annunciato Antonia Pasquale Recchia, direttore generale del MIBACT , che però non ha voluto rivelare di quale paese di trattasse, Siria o Iraq.

“Tutti noi siamo ormai consapevoli delle conseguenze negative che derivano ad una società dal traffico di droga – ha aggiunto la dott.ssa Recchia – Adesso è necessario iniziare a promuovere una consapevolezza anche delle conseguenze nefaste derivanti dal traffico di beni culturali, sia dal punto di vista sociale che economico, così da poter mettere in atto azioni sempre più incisive per contrastarlo”.

Per questo, ampio spazio è stato dedicato anche al tema della formazione del personale che deve occuparsi di queste tematiche. Tra le iniziative intraprese dall’Italia la creazione di una Scuola dei beni e delle attività culturali e del turismo con programmi formativi ad hoc per gli operatori del settore pubblico e privato.

Per evitare che gli impegni presi nella Dichiarazione di Firenze possano rimanere solo parole, tutti gli stati firmatari hanno lanciato un appello alle prossime presidenze del G7 affinchè vengano organizzati ulteriori incontri dedicati alla cultura, per monitorare lo stato di avanzamento degli impegni.

A questo proposito un primo banco di prova potrà essere il prossimo anno: il 2018 è stato infatti designato come l’anno europeo del patrimonio culturale, occasione importante per iniziare a mettere in pratica i principi e gli impegni assunti nel documento da tutti i paesi firmatari.

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Posted by on 30 Marzo 2017. Filed under Cultura,In primo piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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