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XIV Dalai Lama a Firenze: “Ognuno ha dentro se stesso il potenziale per essere felice”

A colpire è soprattutto la sua risata: profonda e sincera che ogni tanto interrompe il discorso e che gli illumina gli occhi, piccoli e vivaci. Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama siede avvolto nella veste amaranto al centro del palco del Mandela Forum di Firenze. Dalla tribuna stampa appare lontano ma le sue parole, in inglese, sono forti e chiare ed irrompono come un fiume, calmo ma incontenibile, tanto che il traduttore all’inizio non riesce ad intervenire.

Il Dalai Lama è a Firenze per la seconda tappa del suo viaggio in Italia, iniziato nei giorni scorsi in Sicilia: nel capoluogo toscano è venuto ad inaugurare il Festival delle religioni 2017 ed incontrare le circa seimila persone accorse di prima mattina per ascoltare le sue parole.

Dopo la consegna del Fiorino d’oro, massimo riconoscimento conferito dalla Città di Firenze a personalità di spicco, da parte del sindaco Nardella, è proprio sua Santità ad aprire la prima parte dell’incontro: il dibattito sulle religioni al quale partecipano anche Joseph Weiler, già Rettore dell’Istituto Universitario Europeo, Padre Enzo Bianchi, fondatore della Comunità Ecumenica di Bose e Elzir Izzedin, imam di Firenze e presidente dell’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia.

“Siamo nati tutti uguali e tutti abbiamo dentro di noi il potenziale per essere felici – esordisce il Dalai Lama – Ma come è possibile trovare la nostra armonia? Sta solo a noi capirlo”. Niente formule magiche per risolvere i problemi quindi ma solo la consapevolezza che l’uomo è fautore della propria felicità e di quella altrui. “Molti problemi nascono dal porre troppa attenzione alle “differenze secondarie” tra esseri umani – prosegue il Dalai Lama – Non ci rendiamo conto invece che nel profondo siamo tutti uguali”.

Il mondo, dunque, altro non è che una unica grande comunità composta da 7 mld di individui che devono imparare a far convivere le loro “differenze secondarie”, a cominciare da quelle religiose e filosofiche; queste differenze infatti sono un bene “esattamente come un giardino è reso più bello dalla presenza di fiori diversi”. Ma come è possibile convivere? Secondo il Dalai Lama l’esempio è l’India: un paese dove ogni giorno vivono insieme un miliardo di persone, con filosofie e religioni diverse.

E proprio nell’analisi delle diversità e similitudini prosegue il dibattito con i rappresentanti delle altre confessioni religiose: Joseph Weiler, infatti, ha spiegato l’importanza del rispetto della regola per l’ebraismo, un modo per “dare valore alla libertà dell’essere umano”. Secondo Weiler, rispettare la regola permette al fedele di capire chi è e rispettando se stesso imparare anche a rispettare l’altro.

Concorde su questo tema anche Elzir Izzedin, imam di Firenze, che ha ribadito l’importanza della conoscenza e ha spiegato che, proprio per questo, esiste la Jihad: “Non è una guerra contro il prossimo ma solo una lotta interiore con se stessi, per mettere in pratica la fede nella si crede. Capire noi stessi infatti ci aiuta a capire gli altri – conclude l’Imam – Spesso i problemi nascono perchè i credenti sono tali solo a parole”.

Più importante delle leggi e delle regole, però, deve essere Dio ed è in questo che si basa l’insegnamento del cristianesimo, secondo Padre Enzo Bianchi: la religione cristiana infatti trascende le leggi perchè ritiene che il valore supremo sia l’uomo, in quanto immagine di Dio e “proprio nell’incontro con i nostri simili noi facciamo esperienza di Dio”.

L’incontro è proseguito poi nel pomeriggio, quando il Dalai Lama ha affrontato il tema della pace. “La guerra non è altro che la mobilitazione organizzata della violenza ed è prerogativa degli uomini – ha spiegato Tenzin Gyatso – La pace può esistere ma deve nascere prima dentro di noi: se non riusciamo ad essere in pace con noi stessi, non lo saremmo nemmeno in famiglia o nella comunità”.

Secondo il Dalai Lama ci sono segni di speranza nel mondo: all’inizio del XIX secolo la soluzione ai problemi veniva vista nella guerra ma oggi le cose sono cambiate e il simbolo di questo cambiamento è proprio l’Unione Europea, nata da paesi che prima si combattevano. “Auspico la formazione di Unione degli Stati dell’Africa, dell’Asia per finire, un giorno, ad un unione di tutta l’Umanità”.

Ancora un po’ di tempo per rispondere alle domande dal pubblico e toccare così temi come l’educazione dei giovani, il ruolo della meditazione e il valore dell’informazione; poi arriva la richiesta “Siate compassionevoli anche voi, devo proprio andare mi attendono a Pisa”.

Tenzin Gyatso saluta tutti come all’arrivo e si allontana dal palco, non senza aver lasciato in dono agli ospiti intervenuti, la kata, la tradizionale fascia bianca simbolo di buon augurio. La prossima destinazione di sua Santità è la città di Pisa dove domani e giovedì verrà consegnata al Dalai Lama la Laurea Honoris Causa in Psicologia clinica e della Salute.

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Posted by on 19 settembre 2017. Filed under Cronaca,In primo piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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