Firenze – La recessione non salva nessuno. Anche l’artigianato, settore indentitario toscano, se la passa male. Nel 2011 il bilancio segna un -10,2%.
I settori messi peggio sono l’edilizia, – 15.6% e il manifatturiero -8,7%; mentre se la cava la pelletteria (l’unica) +0,8% ma perdono terreno il complesso del sistema moda -4,8%, la metalmeccanica -5,2%, la cantieristica che cala del 9,7%, l’oreficeria -11,5% e il lapideo -11,0%.
I dati sono contenuti nel rapporto “La congiuntura dell’artigianato in Toscana. Consuntivo anno 2011 – Previsioni 1° semestre” elaborato dall’Ufficio Studi di Unioncamere Toscana e presentato, ieri a Firenze.
E se è andata male nel 2011, le sorti dell’artigianato non si risolleveranno nel 2012: per il primo semestre dell’anno si prospetta un altro segno meno in termini di fatturato e occupazione anche a causa della stretta creditizia.
Tanto che l’assessore regionale al lavoro, Gianfranco Simoncini durante la presentazione dei dati ha rivolto un appello al governo: “La Regione sta lavorando su questo, – ha detto – ma il problema deve essere affrontato dal governo che deve avviare un confronto nazionale con le banche e proporre l’utilizzo del Fondo di garanzia nazionale, lo sblocco delle risorse del fondo Fri della cassa depositi e prestiti per aiutare tante aziende che, pur avendo mercato, rischiano di saltare perchè non accedono ai finanziamenti delle banche”.
Nel 2011 il fatturato delle aziende è calato del 10%e a livello regionale si sono persi tremila posti di lavoro.
Tra le aziende quelli che esportano vanno meglio di quelle non esportatrici, ha spiega Roberto Nardi Vice presidente Unioncamere Toscana, e la contrazione del volume d’affari colpisce di più le imprese di minori dimensioni rispetto a quelle più strutturate.
A livello territoriale, chiudono in negativo tutte le province: si va dal -7,0% di Massa-Carrara e dal -8,6% di Livorno per arrivare fino al -14,1% di Grosseto ed al -14,3% di Pistoia. Escluse Livorno e Massa-Carrara, per tutte le province toscane il 2011 risulta ben peggiore del già non brillante 2010.
La crisi porta con sé anche cambiamenti a livello contrattuale: aumentano le forme flessibili e si riducono i contratti a tempo pieno.
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