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Firenze ricorda oggi l’alluvione del ’66: in arrivo 20 milioni per il Bacino dell’Arno

Firenze – Era l’alba del 4 novembre 1966 quando Firenze si svegliò inondata dalle acque del fiume Arno: come ogni anno anche oggi il capoluogo toscano rivolge un pensiero alla tragedia avvenuta 44 anni fa e che costò la vita a 35 persone e causò danni ingenti non solo alla vita economica ma anche al patrimonio culturale dell’intera territorio provinciale

Secondo i dati della Provincia di Firenze, in quel giorno, caddero 160mm di pioggia in 24 ore, sull’intero bacino dell’Arno con punte di 250-300 mm: il record è detenuto dalla stazione di Badia di Agnano nel bacino del torrente Ambra con 437 mm. L’area allagata fu di 1500 km2 sui 9000 che coprono l’intero bacino idrografico. Sui lungarni fiorentini l’acqua iniziò a tracimare dalle spallette in prossimità della Biblioteca nazionale intorno alle ore 7, dopo che nella notte si erano già verificati straripamenti in tutto il Valdarno, a monte della città.

A 44 anni di distanza resta ancora molto da fare per evitare che si ripeta quanto avvenuto: la realizzazione del canale scolmatore d’Arno a Pontedera, la creazione dell’invaso di Bilancino e alcuni interventi sulla rete degli affluenti hanno migliorato la situazione ma secondo gli esperti in caso di un nuovo evento atmosferico di portata simile a quella del ’66 Firenze rischierebbe di essere di nuovo alluvionata. Mentre la Toscana torna a confrontarsi proprio in questi giorni con il problema delle piogge torrenziali (questa volta con le frane a Massa Carrara) arriva la notizia dell’accordo, siglato ieri, tra Ministero dell’Ambiente e Regione Toscana per destinare 126 milioni di euro alla riduzione del rischio idrogeologico nella nostra regione: di questi, 20 milioni saranno destinati proprio al bacino dell’Arno.

Questa mattina a Firenze si svolge l’esercitazione della Protezione civile per la salvaguardia dei beni culturali situati in zone a rischio alluvione: si tratta della Biblioteca Nazionale, dei musei del Bargello e di Casa Siviero, della Sinagoga e delle chiese dei SS. Apostoli e di Santa Trinita. L’esercitazione segue alla firma di due protocolli d’intesa siglati in Prefettura nei mesi scorsi e grazie ai quali sono stati mappati i 60 immobili di pregio a rischio: dagli Uffizi a Palazzo Vecchio, dal Duomo alle Cappelle medicee. Per il 77% di questi edifici è stato predisposto un piano di emergenza specifico; per gli altri, la stesura è in corso

Per chi invece oggi volesse semplicemente ricordare i giorni dell’alluvione è possibile visitare ancora agli Uffizi la mostra “4 novembre 1966. Fotografie dell’alluvione a Firenze”: 70 immagini di quel drammatico evento, quasi tutte mai esposte prima al pubblico, nella Sala del Camino del Gabinetto disegni e stampe. Le fotografie furono realizzate nei giorni successivi all’alluvione e provengono dal fondo “Firenze alluvionata”: tra queste anche le immagini del trasporto del Cristo di Cimabue, distrutto per il 70% e simbolo della tragedia del patrimonio culturale fiorentino.

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Posted by on 4 Novembre 2010. Filed under Cronaca,In primo piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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