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Dalle tracce alle persone: storie ed emozioni in bianco e nero a Firenze

Firenze – Un excursus sugli usi e i costumi della società italiana dalla metà dell’800 al dopoguerra; la ricostruzione della storia di una famiglia europea; l’evoluzione della fotografia dalla resa del reale all’emotività: non è facile dare una definizione univoca della mostra fotografica “Dalle Tracce alle persone: ritratti di storie e momenti” che si è tenuta l’11 e 12 maggio, al Salotto artistico di via Pandolfini, nel cuore del centro storico di Firenze.

La mostra è nata grazie all’archivio di foto e documenti ereditato dai membri della famiglia Trabaudi: “Per varie vicissitudini siamo rimaste le uniche eredi di questo ramo familiare e così, qualche anno fa, abbiamo ereditato un archivio immenso, costituito da documenti ma anche abiti e oggetti” spiega Francesca Taddei, figlia di Elena Trabaudi: madre e figlia hanno così iniziato un percorso di riscoperta delle proprie origini.

Parte di questo percorso, infatti, ha costituito il materiale della prima sezione della mostra, dove sono state esposte le foto della famiglia Trabaudi, soprattutto quelle legate al trisnonno, Marco Trabaudi Foscarini, console del Regno d’Italia alla metà dell’Ottocento: un susseguirsi di immagini di donne, uomini e bambini d’epoca, italiani ma anche stranieri, colti nelle pose classiche di fine ottocento.

Ne nasce un’analisi affascinante della fotografia di quell’epoca: più che a foto ci si trova davanti a piccoli quadri di rappresentanza trasportati su cellulosa, dove i protagonisti venivano ritratti per fare sfoggio di eleganza, ma senza alcuna espressività; a fare da sfondo alle foto i veri abiti del corredo di metà ottocento di un’antenata di Francesca, Zina.

Le cose cominciano a cambiare con gli inizio del novecento: nelle foto che le giovani studentesse si scambiavano per ricordarsi l’una dell’altra, alla fine degli studi, si iniziano a vedere pose più scomposte e una maggiore emotività; le foto di famiglia, come il raro scatto colto nel reparto maternità, non servivano più solo come biglietto da visita ma iniziano ad essere ricordi e a raccontare emozioni.

Questa evoluzione nel concetto di ritratto ha trovato il suo coronamento nella seconda parte della mostra, allestita in una seconda sala, nelle fotografie di Daria Orlandini, compagna di liceo di Francesca: una ventina di ritratti scattati da lei e rigorosamente in bianco e nero, dove l’emotività regna padrona assoluta.

“Ho iniziato a fare foto solo due anni fa e non posso certo definirmi una professionista della tecnica ma alla perfezione della foto in se preferisco la soggettività emotiva– spiega Daria – Mi piace cogliere nei miei soggetti delle emozioni. Per questo ho scelto il bianco e nero per le mie foto perchè come dice Ted Grant “Fare foto a coloro significa fotografare gli abiti, farle in bianco e nero significa fotografre l’anima ”.

E (benchè la sottoscritta non sia un’esperta di fotografia) il risultato, a livello emotivo, che traspare d queste foto è senza dubbio notevole: dall’artista di strada colto in un momento d’intimità, alle mani del carcerato che escono dalle sbarre, dalle foto di scena degli spettacoli teatrali con cui Daria ha iniziato a lavorare, alla rappresentazione della Morte, una donna velata (“Vedi la foto è sfocata quindi non perfetta ma se la guardi da lontano riesci addirittura a vedere i singoli ricami della trina” spiega Daria), fino ai suoi autoritratti (se siete stati attenti l’avrete riconosciuti in almeno 7 delle foto).

Dalle Tracce alle persone” è stata una mostra profonda ma niente affatto pesante grazie anche alle didascalie curate da Francesca, Elena e Daria e alla loro capacità di raccontare ai visitatori cosa volessero rappresentare, dando vita così, grazie anche alla loro passione, alle stesse foto.

La mostra è temrinata il 12 maggio e per il momento non sono previste repliche: “In realtà stiamo lavorando già ad altri progetti – conclude Francesca Taddei, che dall’archivio di famiglia ha già tratto due libri “Dovete amarmi molto e senza fine” e “Non tutto il male viene per nuocere” – In particolare stiamo rimettendo insieme le ricette collezionate dal trisnonno console in Italia e all’estero e ci piacerebbe fare una prossima mostra proprio su questo, magari dando la possibilità alle persone di cimentarsi in quelle ricette”

Chissà che non ne nasca una rivisitazione di Masterchef stile ‘800!

Se vi siete persi la mostra, qui trovate qualche scatto:

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Posted by on 14 Maggio 2013. Filed under Eventi. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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