Firenze – Lunigiana nel 2010-2011; Elba nel 2011, la Maremma nel 2012: non occorre andare troppo indietro negli anni per elencare gli ultimi episodi, purtroppo mortali, di alluvioni e smottamenti in Toscana, provocati da fenomeni atmosferici cosìdetti “eccezionali”
Per questo la nostra regione comprende bene il dramma vissuto dalla Sardegna, dove la bomba d’acqua di lunedì scorso ha provocato 16 morti e danni ingenti a case e infrastrutture
Al di là della solidarietà, espressa da tutti, e dall’emotività del momento, questo tragico episodio conferma ancora una volta, se ce n’era bisogno, che l’Italia convive da anni con un rischio idrogeologico diffuso: in particolare, in Toscana, i dati del Ministero dell’Ambiente e dell’Unione delle Province Italiane, parlano di 280 i comuni a rischio, circa il 98% del totale, di cui 15 comuni sono a rischio frana, 31 a rischio alluvione e 234 a rischio sia di frane che di alluvioni.
Non sono certo numeri da prendere alla leggera.
“Se dovesse capitare in Toscana quello che è accaduto in Sardegna, il disastro sarà ancor più grave perché le nostre zone a rischio sono più abitate di quelle sarde”, ha dichiarato ieri la presidente dell’Ordine dei Geologi della Toscana, Maria Teresa Fagioli.
Ma la Toscana questo già lo sa, basta fare mente locale agli episodi a cui accennavamo prima: frane e inondazioni che hanno colpito la Lunigiana sia nel 2010 che nel 2011, con cinque morti; l’alluvione che ha investito l’Elba, sempre nel 2011, con una vittima e cinque feriti; e la più recente, l’Alluvione in Maremma dell’autunno 2012, che costò la vita a cinque persone.
E si tratta solo degli episodi più eclatanti.
La Regione Toscana ha varato, dopo l’alluvione in Lunigiana del 2011, una legge che vieta l’edificazione nelle aree a rischio idrogeologico: in particolare la legge prevede il divieto di nuove edificazioni o trasformazioni morfologiche negli alvei, nelle golene, sugli argini e nelle fasce laterali per una larghezza di dieci metri dall’esterno dell’argine.
Un passo importante ma che non risolve il problema delle strutture che già sorgono in quelle aree.
Sempre più importante quindi diventa anche l‘informazione dei singoli cittadini.
“Se un ponte è troppo piccolo per le piene prevedibili, bisogna sicuramente adeguarlo, ma nel frattempo bisogna segnalare subito che quando le acque lo lambiscono non bisogna attraversarlo, pena la vita – ha aggiunto la presidentessa dell’Ordine dei Geologi Maria Teresa Fagioli – Quando i cittadini potranno vedere sistematicamente quante e quali sono le situazioni viarie, urbanistiche, infrastrutturali a rischio è più che probabile che ne pretendano il rimedio. Una popolazione non correttamente e costantemente informata è in balia delle emozioni, della paura, dei demagoghi”.
Sapere di vivere in un territorio a rischio, reso ancor più pericoloso dai cambiamenti climatici in corso, rende obbligatorio inoltre sapere come comportarsi in caso di emergenza: a questo proposito la Protezione Civile ha creato una sezione sul proprio sito con le indicazioni da seguire in caso di allerta idrogeologica (e non solo).
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