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Giappone: cosa è cambiato ad un anno dallo tsunami

Firenze – L’11 marzo 2011 un terremoto di magnitudo 9 colpiva il Giappone innescando uno tsunami devastante e una crisi nucleare alla centrale di Fukushima: Marco Scardigli e Beatrice Lombardi, coppia di toscani che vive a Tokyo da anni, testimoniarono allora, in un’intervista a O3, quanto accaduto nel paese del Sol Levante. Ad un anno di distanza, Beatrice ha accettato di raccontarci cosa è cambiato e come si vive oggi in Giappone.

Setagaya, Tokyo – (di Beatrice Lombardi) Un anno. E’ passato un anno da quel terribile 11 marzo e la vita, com’è giusto che sia, ha ripreso il suo corso. I bambini sono tornati a scuola, la gente riprende la metropolitana, usa gli ascensori e lavora ai piani alti dei grattacieli, come se nulla, mai, fosse successo. In realtà tutti hanno subito un terremoto emotivo. Io inclusa. Tutti ne parliamo e riparliamo come a voler esorcizzare quell’incredibile giornata ed i giorni a seguire.

La comunità internazionale s’è ridotta notevolmente, specialmente quella tedesca e francese ha subito un duro colpo, mentre devo dire con una punta d’orgoglio nazionalistico, l’Italia ha dato, in quest’anno, il suo meglio. Lo ricordava S.E. l’Ambasciatore Petrone che ha inviato una mail a tutta la comunità, sottolineando quanto la nostra solidarietà e la nostra fiducia abbiano saputo rafforzare i rapporti fra queste due nazioni.

Io non mi sono mai pentita un momento di essere rimasta, di aver contribuito, con i miei mezzi, a dare una mano. Mai una volta mi sono chiesta se restare fosse la scelta giusta, se non mettessi a repentaglio la vita dei miei figli. E, credo di non essermelo mai chiesta non per paura, o per negazionismo, ma per dovere: in fondo in questi anni giapponesi, questo paese mi ha dato, a modo suo, ma mi ha arricchita.

Certo, la natura ha continuato e continua a fare il suo corso e la nostra dose di scosse quotidiane continua a farci compagnia, anche se non esiste piu’ nessuno essere umano su suolo giapponese senza l’applicazione per telefonia mobile Yurekuro: un allarme che avverte in tempo reale su epicentro ed intesita’ del sisma. Ero in uno Starbucks con un’amica la settimana scorsa, quando ha suonato. Un gelido silenzio è calato, tutti si siamo immobilizzati, ci siamo guardati negli occhi, abbiamo alzato lo sguardo al soffitto per vedere se qualcosa si muoveva, quanto si muoveva. Saranno passati un paio di minuti, prima che tutti espirassimo quell’aria trattenuta troppo a lungo, per paura. Passerà, ci diciamo l’un l’altro per confortarci. Io non lo credo. Il Giappone è un paese altamente sismico, e di Big Ones ce ne saranno ancora ed ancora, adesso ne abbiamo solo più consapevolezza.

Quello che più preoccupa, però, è ancora la situazione nucleare. L’area, la zona evacuata, ha dei livelli di radioattività inimmaginabili, a volte eccedono i valori massimi delcontatore Geiger. I sopravvissuti della zona, che sono stati trasferiti in zone limitrofe, non sanno ancora se mai riusciranno a tornare alle loro case, alle loro cose, e di sicuro non si fidano più del Governo.

Ciò nonostante c’è rassegnazione, ed accettano l’inaccettabile. Ci sono state delle manifestazioni contro il nucleare, ma non una vera e propria presa di coscienza di massa. Qualcuno dice la sua, ma sempre molto sottovoce, com’è tipico della cultura giapponese. Il senso d’ appartenenza allo Stato è per i giapponesi un fatto inscindibile dal loro essere, pensare di fare o dire qualcosa contro il Governo, il loro Paese è inconcepibile.

Qui va sempre tutto bene. Lo vedo anche dai carrelli della spesa. Io sto molto attenta ai prodotti che acquisto, evito il pesce, le tonnellate d’acqua radioattiva riversate in mare non sono un’ottima credenziale, compro carne e latte che vengono dal sud, evito accuratamente tutti i prodotti della zona di Fukushima e dintorni, loro invece non ci badano, buttano tutto li’, dentro il carrello. Anche le mamme giovani con i figli piccoli. E quando chiedo loro perche’, tutte mi rispondono nello stesso modo: perchè il Tohoku deve vivere, deve rivivere.

Un anno è passato da quel terribile 11 marzo e la vita com’è giusto che sia ha ripreso il suo corso. Non ci sono più luci spente nei negozi e per le strade, la Tokyo Tower risplende nel cuore della città con le sue luci bianche e rosse, i colori della bandiera, perchè nonostante la disperazione, il dolore e la morte, l’orgoglio di questo paese è sempre il suo inesauribile motore.

(Foto tratte dal blog From Toscana to Japan)

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Posted by on 10 Marzo 2012. Filed under Cronaca,In primo piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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