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Lavoro: in Toscana più disoccupati ma anche più assunti

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(Articolo di Gabriele D’Angelo) Firenze – Segnali contrastanti quelli che emergono dal 1° Focus sull’Economia 2015, realizzato da IRES per CGIL Toscana.

I dati contenuti nel rapporto infatti, disegnano un quadro controverso del mercato del lavoro e della situazione economica generale della regione: se da un lato si hanno alcune indicazioni positive come l’aumento (di oltre il 10% nel terzo trimestre 2014) delle assunzioni anche a tempo indeterminato, la buona performance di alcuni settori industriali, o il calo dei cosiddetti “scoraggiati” inattivi (-65 000 unità), dall’altro si registrano anche tendenze preoccupanti, riguardanti l’aumento dei licenziamenti e della cassa integrazione (che segna un nuovo record con oltre 63 milioni di ore), e il perdurare della crisi del settore edile e di quello bancario.

Secondo Daniele Quiriconi, responsabile mercato del lavoro della segreteria CGIL Toscana: “da questo rapporto emerge un timido ottimismo. Ma la prudenza resta molta, perché c’è una forte divaricazione nel sistema economico che produce riflessi contrastanti nel mercato del lavoro.

Inoltre la preoccupazione che la riduzione della durata degli strumenti di protezione sociale e il prossimo superamento dell’indennità di mobilità e della cassa in deroga accentui le disparità e le diseguaglianze, appare suffragata dai dati di fatto”.

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Anche per Fabio Giovagnoli, presidente IRES Toscana, si registra “un leggero risveglio per la nostra regione. Tuttavia questi nuovi segnali essenzialmente da fattori esogeni quali il calo del prezzo del petrolio e la nuova parità euro-dollaro, ed interessano solo una parte marginale della nostra economia, ovvero quella che si basa sull’export. Le politiche economiche, finanziarie e sociali espresse fin qui dal governo hanno avuto invece scarsa influenza”.

In sostanza il sistema economico, secondo questa indagine, sembrerebbe vivere un momento complessivamente positivo, frutto però di un insieme di circostanze esterne favorevoli, e non del lavoro dei governi e delle istituzioni nazionali e locali.

A sostegno di questa tesi va considerato il fatto che, dati alla mano, nell’eterno “duello” tra aumenti salariali e aumento dell’inflazione quest’ultima risulta sempre più spesso vincitrice, a scapito soprattutto della fascia media, che negli ultimi 5 anni avrebbe perso qualcosa come il 5% del proprio potere d’acquisto, con ovvie ripercussioni sui consumi e sul mercato interno.

Insomma le vicende negli Emirati arabi e le imprevedibili altalene di Wall Street al momento incidono di più sulla nostra economia di quanto non lo facciano le politiche economiche interne. “Faber est suae quisque fortunae” (ognuno è artefice della propria sorte), affermavano i latini. I loro discendenti sembrano averlo dimenticato.

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Posted by on 19 Febbraio 2015. Filed under Economia,In primo piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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