Firenze – E’ ancora difficile superare quella barriera psicologica che fa sentire le donne in qualche modo colpevoli se subiscono una violenza.
Per questo, forse, molte donne scelgono ancora di non denunciare il loro aguzzino anche se cresce, almeno in Toscana, il numero delle donne che si rivolgono ai Centri Antiviolenza. Dal 1 luglio 2009 al 30 giugno 2010 le donne che si sono rivolte presso le 24 strutture toscane sono state 1.761.
I dati sono contenuti nel Secondo Rapporto sulla violenza di genere in Toscana presentato oggi in Palazzo Sacrati Strozzi.
Il 62% delle donne che sono andate ai centri antiviolenza ha tra i 30 e i 49 anni e circa la metà è coniugata. Da sfatare anche il mito che si tratti di donne non istruite: quasi il 40% ha il diploma e il 13% la laurea. Il 42% ha un lavoro fisso; una su 10 è precaria. Le donne straniere sono state quasi un terzo del totale; di queste solo un terzo lavora stabilmente e 3 su 4 hanno meno di 40 anni.
Il 70% del totale si rivolge ai centri di persona, per avere informazioni, assistenza psicologica, ascolto, consulenza legale e, nei casi più gravi, sostegno per l’allontanamento dall’aggressore.
La percentuale di quelle che sono state segnalate da altri è più alta tra le straniere: il 43% contro il quasi il 24% delle italiane. La maggior parte si è già rivolta ad altri servizi (forze dell’ordine e servizi sociali, rispettivamente il 21,5% e il 20%), specie le straniere.
Coloro che accedono ai centri lo fanno soprattutto per denunciare i maltrattamenti subiti tra le mura domestiche: 8 su 10 hanno subito violenza psicologica, più di 6 su 10 fisica, il 27% economica, quasi l’11% stalking, quasi l’8% sessuale, il 3% molestie e soltanto meno dell’1% mobbing.
Per le donne straniere è soprattutto il partner a consumare la violenza, in oltre il 70% dei casi.
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