(Articolo di Gabriele D’Angelo) Firenze – Una situazione di emergenza simulata, con le acque dell’Arno a minacciare il cuore di Firenze. Una soluzione innovativa, fornita dai nuovi argini gonfiabili, strutture “mobili” di protezione temporanea da utilizzare per la messa in sicurezza del centro della città in caso di rischio alluvione, in attesa che siano conclusi gli interventi prioritari e strategici a monte dell’Arno.
Questi gli ingredienti dell’operazione #proteggereFirenze, organizzata dal settore di Protezione civile della Regione Toscana in collaborazione con il Comune di Firenze, e svoltasi sabato mattina sul Lungarno fra via De Andrè, via di Varlungo e via Gobetti, all’altezza dell’Obihall, sotto gli occhi del presidente della Toscana Enrico Rossi, del sindaco di Firenze Dario Nardella e del responsabile della struttura di missione contro il dissesto idrogeologico e lo sviluppo delle risorse idriche Erasmo D’Angelis.
A quasi 50 anni dalla disastrosa alluvione del 1966 l’amministrazione regionale e comunale con una serie di provvedimenti, presi soprattutto negli ultimi cinque anni, hanno dato impulso e velocizzato le principali opere strategiche volte a ridurre il pericolo esondazioni del fiume. Primo fra tutte la legge regionale 35 che ha sbloccato oltre 150 milioni di finanziamenti, oltre naturalmente alla legge 21 con cui sono state vietate le edificazioni nelle zone della Toscana ad alto rischio idrogeologico e alla legge 79 di riordino delle attività di difesa del suolo.

Dopo 48 anni abbiamo finalmente in corso opere come le 4 casse d’espansione e il rialzo della diga di levane, che permetteranno di trattenere a monte di Firenze circa 40 milioni metri cubi d’acqua. – ha dichiarato Erasmo D’Angelis – Il dissesto idrogeologico del Paese ci mette di fronte a sfide che sembrano incredibili, ma noi dobbiamo riuscire a vincerle.”
Il tutto anche grazie al supporto dello Stato che si è preso l’impegno di trovare le risorse per gli interventi che non hanno ancora copertura finanziaria, come il terzo lotto della cassa di Figline e la diga di Levane.
La Toscana è la prima regione italiana a sperimentare gli argini mobili che sono stati usati con successo già da altri paesi soprattutto nordeuropei e gli Stati Uniti (sul Mississipi, nella stato della Luisiana e nello stato di Washington).
In un post su Facebook, il Presidente Enrico Rossi, esprimendosi a riguardo dei test ha espresso tutta la sua soddisfazione sull’evento: “La Toscana è la regione più pianificata e vincolata d’Italia e per questo riceverà 141 milioni per la città metropolitana. Siamo un modello per tutti. Noi troviamo soluzioni e gli altri fanno il copia e incolla. Grazie di cuore ai volontari e alla Protezione Civile”.
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