Firenze – Una giornata di studio e di confronto per fare il punto sulle Società della Salute nate per offrire una risposta ad una nuovo modo di intendere la salute come l’intreccio tra il benessere fisico, psichico e sociale.
Il convegno si è svolto ieri a Firenze in Palazzo Medici Riccardi, organizzato dallo Spi Cgil della Toscana.
Proprio Simonetta Leo responsabile regionale sanità dello Spi Cgil Toscana nel suo intervento ha sottolineato come sono tante le zone della Toscana dove le Società della Salute funzionano in maniera eccellente ed esistono esperienze significative; quello che manca ancora – ha detto – è un livello di omogeneità regionale.
Tra le criticità i tempi di attesa per alcune prestazioni, come la riabilitazione: non si possono aspettare mesi per ottenere prestazioni riabilitative che a volte con poche settimane di terapia restituiscono la persona alla piena autosufficienza e quindi ad una migliore qualità della vita.
Al convegno era presente anche l’assessore regionale alla salute, Daniela Scaramuccia che ha portato la sua testimonianza sull’importanza delle Società della Salute: “La Regione Toscana – ha detto – crede nelle Società della Salute e va avanti a sostenerle con convinzione; solo due mesi fa con un atto di indirizzo deliberato dalla Giunta si sono enunciate le linee guida per definire le azioni future. L’obiettivo – emerso anche dal positivo confronto con i Sindacati che presto verrà formalizzato con una firma – è quello di difendere e sostenere un sistema sociale, quello toscano, che primeggia in Italia”.
Un sistema che si trova comunque a fare i conti con il difficile momento economico italiano. A ricordalo è stata Celina Cesari segretaria nazionale Spi Cgil: “il Fondo Sociale è pressoché inesistente: dal miliardo del 2006 siano arrivati a 600 milioni; al Fondo Sanitario mancano un miliardo e mezzo di euro e con il Patto di Stabilità sono stati ridotte ulteriormente le risorse ai Comuni e alle autonomia locale. E’ come se con la scusa del federalismo si volesse cancellare lo Stato sociale in Italia”.
Proprio in questo contesto l’esperienza toscana delle Società della Salute è da sostenere; è il punto di sintesi tra sociale e sanitario: “Una persone malata – ha ricordato Celina Cesari – può essere anche povera, non avere un’abitazione, essere sola; oggi più che mai, allora, serve un approccio integrato che può essere garantito solo da strutture di questo tipo”.
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