Firenze – Si compra meno, forse, ma non si rinuncia alla qualità e così l’artigianato alimentare, in cui la Toscana eccelle, diventa un’argine alla crisi della piccola e media impresa. A dirlo uno studio di Confartigianato Imprese presentato in occasione del periodo delle feste.
Le imprese artigiane, tra il terzo trimestre del 2010 e lo stesso periodo dell’anno precedente, sono cresciute in tutta Italia del 2%: in Toscana operano nel settore 4.638 aziende dando lavoro a 16.526 addetti.
Tra le province che hanno fatto segnare i migliori exploit Prato col 4,4%, Firenze col 4%, Pistoia e Massa Carrara col 3,8%.
Pasticcerie, panifici e gelaterie guidano la crescita dell’artigianato alimentare in Toscana.
Sempre secondo la ricerca di Confartigianato Imprese, la regione con il maggiore numero di trasformatori di prodotti agroalimentari di qualità è l’Emilia-Romagna con 1295 imprese, pari al 21,4%, ma subito dopo c’è la Toscana con 941 imprese pari al 15,5%.
La provincia toscana con il maggiore numero di trasformatori di prodotti di qualità è Siena con 227 imprese pari al 3,7%, seguono Firenze con 202 imprese pari al 3,3%, Grosseto con 139 imprese pari al 2,3% e Arezzo con 138 imprese pari al 2,3%.
L’olio extravergine di oliva toscano è di gran lunga il primo d’Italia con 492 trasformatori. Per quanto riguarda gli olii extravergini di oliva la provincia italiana con il maggiore numero di trasformatori è Siena con 179 imprese pari all’11,2% del totale, seguita da Firenze con 162 imprese pari al 10,1%, Grosseto è quarta.
Per gli insaccati il prosciutto toscano registra 163 imprese di trasformazione. Tra gli altri prodotti emerge il miele della Lunigiana con i suoi 12 trasformatori.
Per le carni la provincia italiana con il maggiore numero di trasformatori è Arezzo con 65 imprese, pari al 7,2%.
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