Grosseto – E’ una casa etrusca risalente a 2400 anni fa, perfettamente conservata. Il ritrovamento è avvenuto nel sito archeologico di Vetulonia.
Secondo la direttrice del museo civico archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia, Simona Rafanelli – “sono i resti migliori che siano mai stati trovati in Italia”.
Insieme alla costruzione sono stati trovati una numerosa quantità di reperti che permetteranno di ricostruire la vita della Domus e comprendere molti dettagli sulle tecniche di costruzione.
Sul pavimento originale della casa – realizzato con coccio pesto – si trovavano pezzi di vasi, anfore, piatti di vernice nera che una volta recuperati potranno essere messi in mostra.
Si trattava, sicuramente, dell’abitazione di un signore della zona, destinata ad essere sia residenza che luogo di attività commerciale. La casa era costituita da due piani; quello superiore è stato realizzato con mura composte da mattoni fatti di argilla seccata dal sole; il primo esempio di mattone etrusco che sia mai arrivato a noi.
Grazie a sei monete romane ed etrusche è stato possibile per gli archeologi anche risalire alla data del crollo della casa: 79 a.C., in concomitanza con le guerre scatenate dal generale e dittatore romano Lucio Cornelio Silla, che colpirono anche Vetulonia proprio in quegli anni.
Alla presentazione del sito archeologico, era presente anche il vicesindaco di Castiglione della Pescaia e assessore alla cultura, Sandra Mainetti: “Adesso però è venuto il momento di mettere a frutto questo lavoro e rilanciare il turismo dei nostri siti archeologici. E’ importante – ha aggiunto il vicesindaco – che il mondo conosca che cosa abbiamo. Siamo aperti a nuove idee e a disposizione di quanti abbiano interesse per la loro terra e per la sua storia, come ce l’abbiamo noi”.
I lavori sono stati condotti dagli archeologi Stefano e Federico Spiganti, Serena Trippetti e Carlo Zoccoli. Poi è intervenuta la sezione archeologica “Isidoro Falchi”, un gruppo di volontari che collabora da anni con il museo: il capogruppo Lamberto Bai, Walter Massetti, Liliano Rossi, Giacomo e Alessia Bai e Osvaldo Barbetti, archeologo del museo di Grosseto.
Hanno lavorato al progetto anche la restauratrice Antonietta Picciocchi, Giuliana Agricoli de Mario Cyegelman della Soprintendenza di Grosseto.
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