Livorno – Monitorare gli effetti dello sversamento da idrocarburi nel Mediterraneo per creare un modello che permetta di contenere gli effetti di questo tipo di inquinamento e aiuti nella bonifica: è l’obiettivo del progetto “Argomarine” nato nel 2009 per volontà del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, e finanziato dall’Unione Europea.
Il progetto, coordinato da un omonimo Consorzio, che riunisce 9 partners da 5 paesi europei, mette insieme una serie di dati, ricavati da satelliti, boe, segnali chimici, che riguardano la circolazione di acque e venti, per creare un modello matematico che consente di controllare eventuali sversamenti in mare.
In questi giorni il team di Argomarine è intervenuto all’Isola del Giglio, dopo il naufragio della nave Costa Concordia: i tecnici infatti sono stati chiamati per analizzare l’eventuale sversamento del carburante della nave. Dopo aver creato un modello matematico di previsione, sono stati raccolti i dati idrodinamici, grazie all’impiego di alcune boe, inviati poi all’Università di Algarve in Portogallo e al Marine Information System del CNR, per il perfezionamento delle previsioni.
“L’obiettivo di questi studi non è legato tanto al caso della Costa Concordia in sé quanto all’individuazione di un modello che possa essere utilizzato in generale in caso di sversamento di materiali galleggianti, come il petrolio – spiega Michele Cocco, coordinatore del progetto Argomarine – Noi non possiamo prevenire uno sversamento, dovuto per lo più ad incidenti o azioni illegali, ma possiamo fornire informazioni sul comportamento della macchia, contenendo così l’inquinamento e velocizzando le operazioni di bonifica”.
Il progetto riguarda la fuoriuscita di idrocarburi ma potrebbe essere adattato anche ad altre sostanze: “Il nostro modello ad esempio potrebbe tornare utile nella gestione del fenomeno del Pacific Trash Vortex, l’isola di spazzatura galleggiante che si è formata, a partire dagli anni ’50, nell’Oceano Pacifico” prosegue Michele Cocco.
E nel caso dei fusti tossici, individuati ieri al largo dell’isola della Gorgona? “Per la Gorgona la situazione è differente: le sostanze tossiche contenute nei fusti hanno un peso specifico superiore
all’acqua e quindi non galleggiano – spiega il dott Cocco – Lì si tratterà di monitorare soprattutto l’eventuale contaminazione della catena alimentare, dovuta all’apertura dei fusti, con analisi dirette sul pescato”.
Oltre alle conseguenze sul piano della salvaguardia dell’ambiente marino, Argomarine è interessante anche dal punto di vista della comunicazione scelta: al sito internet ufficiale, messo in piedi nel 2009, e alla copertura video, il team ha recentemente affiancato canali sui principali social media come Facebook, Youtube, Youreporter ma soprattutto Twitter, dove viene fatto il live blogging del progetto: un modo che consente non solo la divulgazione delle notizie a tutti coloro che ne sono interessati ma che permette anche ai membri del team scientifico, distribuito in 5 paesi diversi, di tenersi in contatto costante.
“Il tipo di comunicazione scelta per far conoscere questo progetto ha impressionato molto la Comunità Europea, tanto che ci è stato chiesto di scrivere quanto fatto per presentarlo come best practice –
conclude Aurora Ciardelli, responsabile della comunicazione del Parco Nazionale Arcipelago Toscano – L’UE sembra intenzionata infatti a rendere obbligatorio questo modello di comunicazione per la divulgazione dei progetti scientifici futuri”.
(Foto tratte dai social di Argomarine)
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