(articolo di Domenico Coviello) Firenze – Mentre l’operatrice lo strofina con la spugna insaponata, dentro la catinella che fa da vasca, lui, un piccolo etiope di tre anni, canta a memoria “Io vagabondo” dei Nomadi. E canta felice. Senza sbagliare una parola, in un italiano perfetto. Marcella Montresor gliel’ha insegnata bene la storica canzone. Del resto comanda lei laggiù, nella Smiling Children Town di Soddo, duemila metri di quota sull’altipiano d’Etiopia.
Alla Smiling Children un centinaio di bambini di strada, dai 5 ai 17 anni, trovano la loro casa: un letto, un pasto, un ambiente vivo. Dove si entra e si esce quando si vuole. Ma chi resta deve osservare alcune regole: smettere di rubare al vicino, andare sui banchi di scuola a studiare, condividere le piccole cose di ogni giorno in pace con gli altri bambini.
L’obiettivo è educare e non assistere, salvare e non fare l’elemosina. Reinserire nella società ragazzini che hanno sempre avuto una vita nuda: abbandonati dalle famiglie, soli al mondo, con un’unica, spaventosa matrigna, la strada. A Soddo almeno duemila sono in queste condizioni.
Ora una mostra a Firenze cerca di scuotere il torpore di chi, quaggiù, ha una vita fin troppo vestita, dove tutto è raddoppiato: le case, le vacanze, le auto. Alla Tethys Gallery di via Maggio 58r, fino al 5 giugno, c’è “BusajoEtiopia – fotografie e video di Marco Paoli”.
L’artista ha viaggiato fino a Soddo ed espone splendide foto in bianco e nero della vita dei ragazzi di strada dentro e fuori la Smiling Children Town. La mostra è organizzata da Busajo onlus, associazione nata per sostenere il progetto di Marcella Montresor a Soddo e presieduta da Lucia Giubbi Montanarini.
Le fotografie di Marco Paoli sono in vendita a 150 euro e il ricavato andrà a sostentere la Smiling Children Town etiope, nata solo da pochi anni. Quando Busajo, il leader carismatico degli street children di Soddo, fu accecato sulla via di Damasco: entrò nel Centro di Marcella Montresor e cambiò vita. Oggi studia da medico. E cerca di vestire le vite nude dei suoi “street brothers”.