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Morbo di Crohn e colite ulcerosa: scoperti 71 nuovi geni

Firenze – Un importante passo avanti nell’identificazione dei geni che causano la malattie infiammatorie croniche intestinali, morbo di Crohn e colite ulcerosa: è il risultato dello studio internazionale condotto da un consorzio di ricercatori Nord Americani, Australiani e Europei e pubblicato in questi giorni sulla rivista scientifica “Nature”.

“Lo studio è molto importante perchè consente di identificare nuovi marcatori che permetteranno sia di fare una valutazione preventiva del rischio di incorrere in questo tipo di malattie sia di capirne le conseguenze, dato che si tratta di malattie che evolvono in forme più o meno aggressive” spiega il Dr. Vito Annese, direttore della Gastroenterologia SOD2 di Careggi, e coordinatore del progetto per l’Italia, realizzato in collaborazione con gli ospedali di S. Giovanni Rotondo, Padova, e Palermo.

Nella ricerca è stato analizzato il DNA di oltre 60.000 persone, tra pazienti affetti da Crohn, colite ulcerosa e persone sane, provenienti da 11 centri di ricerca di 15 paesi.

E’ stato così possibile identificare 71 nuovi geni legati a queste patologie: molti risultano condivisi anche con altre malattie infiammatorie come la spondilite anchilosante (un’infiammazione della colonna vertebrale), il diabete giovanile e la psoriasi.

Sale così a 163 il numero dei geni associati alle malattie infiammatorie croniche dell’intestino: 110 sono risultati condivisi tra Crohn e colite ulcerosa, mentre 30 sono specifici per la malattia di Crohn e 23 per la colite ulcerosa.

Ad oggi le cause di queste patologie risultano ancora non del tutto chiare: l’ipotesi più accreditata è quella di una serie di concause, alcune genetiche, altre dovute a fattori ambientali che insieme innescherebbero una reazione anomala del sistema immunitario, riconoscibile da sintomi come diarrea e dolori addominali.

Questo studio però consente di determinare i geni-malattia coinvolti nei meccanismi molecolari alterati e responsabili di aumentare il rischio delle patologie. Sarà possibile, cioè, non solo capire quali sono i soggetti più predisposti ma anche, in caso di malattia già sviluppata, capire i futuri sviluppi, per decidere se applicare fin da subito terapie aggressive.

“Queste malattie evolvono infatti in modi diverse: più lievi in alcuni mentre per altri sono più terribili di un cancro – prosegue il dr. Annese, che da anni studia le malattie infiammatorie croniche dell’istestino – Avere individuato questi marcatori consentirà di intervenire fin da subito nei soggetti predisposti alle forme più aggressive”.

Nel frattempo lo studio internazionale prosegue. “La fase in corso, che sarà pubblicata nei prossimi mesi, si sta concentrando nell’individuare i marcatori più utili per capire la necessità di un eventuale intervento chirurgico ma soprattutto le possibili conseguenze della malattia per il resto dell’organismo – conclude il dr. Vito Annese – Crohn e colite ulcerosa infatti possono provocare danni anche al di fuori dell’intestino: stiamo cercando di capire in quale modo sia possibile prevederlo”.

Sono circa 2,5 milioni ad oggi le persone nel mondo che risultano affette da malattie infiammatorie croniche dell’intestino; in Italia si tratta di circa 150-200.000 individui.

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Posted by on 23 Novembre 2012. Filed under Salute. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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