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Festa della Liberazione alla Nuovo Pignone: Rossi “Ci sono buone prospettive”

Firenze – “Celebrare la Festa della Liberazione nel 2010 vuol dire soprattutto assumersi un impegno per una nuova fase dello sviluppo che punti a soddisfare i bisogni inevasi che sono il vero propellente della ripresa: serve una crescita economica che sia accompagnata da quella civile, dei diritti, dell’occupazione, dei redditi, della qualità della vita”. Con queste parole il Presidente della Regione, Enrico Rossi, è intervenuto questa mattina alla cerimonia per la commemorazione del 25 Aprile, organizzata dalla Rsu, alla Nuovo Pignone di Firenze.

Un’occasione per incontrare i lavoratori della storica fabbrica fiorentina ma anche i vertici aziendali della General Electric Transportation Systems, dopo le notizie delle scorse settimane sul possibile spostamento del settore ricerca in Sicilia: Rossi ha avuto uno scambio di idee con loro sul futuro delle attività di progettazione e ricerca legate proprio al nuovo progetto Delta.

Secondo il Presidente le prospettive per il Pignone sono buone tanto da far pensare ad un consolidamento del settore della ricerca a Firenze. “Il Pignone è una realtà multinazionale, è il segno che in questa regione si possono mantenere presenze importantissime, perché ci sono cultura, scienza, produzione, perché c’è una capacità di relazione sociale tra la grande impresa e le istituzioni – ha detto Rossi – Questa fabbrica è l’esempio che la Toscana ha un futuro

La scelta del Presidente di visitare la Nuovo Pignone, tra le prime uscite ufficiali di Rossi, conferma la volontà di far ripartire le politiche regionali dal tema del lavoro: “Ci occupiamo di lavoro prima di tutti gli altri problemi, perché c’è una situazione critica – ha spiegato ancora Rossi – Ci sono situazioni di cassa integrazione, di precarietà, giovani che hanno perso anche la speranza di trovare uno sbocco lavorativo”.

La cerimonia di oggi al Pignone ha voluto ricordare la tragica esperienza del marzo 1944, quando centinaia di uomini e donne di tutta la provincia di Firenze, che avevano manifestato contro la guerra chiedendo pane e libertà durante gli scioperi, furono deportati nel campo di Mauthausen: solo 71 su 1.000 tornarono a casa alla fine della guerra, vittime dei programmi di lavoro forzato e di sterminio. Il Pignone pagò il suo contributo con 6 deportati, di cui uno solo, Luigi Leporatti, riuscì a sopravvivere.

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Posted by on 22 Aprile 2010. Filed under In primo piano,Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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