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I detenuti-attori di Volterra in scena al Teatro La Pergola di Firenze

Firenze – Saranno gli stessi detenuti-attori della Compagnia della Fortezza di Volterra, nel pisano, a raccontare su un palco il tema della rivoluzione, della censura e della paura nei confronti della vita.

Nasce così, nell’ambito del progetto comunitario “Art and culture in prison” portato avanti dalla Regione Toscana e dalla Fondazione Michelucci per DG Istruzione cultura / Programma “Cultura 2007-2013”, lo spettacolo “Marat-Sade” di Peter Weiss, che andrà in scena giovedì 10 giugno al Teatro La Pergola di Firenze.

La regia è a cura di Armando Punzo.

Proprio il regista ha spiegato che con il gruppo dei detenuti-attori della Fortezza, ripensando a questi vent’anni, ha sentito il “bisogno di ricongiungersi con le radici, le origini di questa compagnia. Il Marat Sade rappresenta una condizione attuale”.

“Rivoluzione individuale o rivoluzione politica e sociale? Il testo di Weiss, mettendo a confronto Marat e Sade – ha continuato Punzo – sembra volutamente non rispondere a questa domanda come se si trattasse di una futile dissertazione intellettuale, un pretesto per lasciar emergere altro. Di fatto, rende molto evidenti la struttura nella quale si svolge l’azione e i tentativi di censura del direttore del Manicomio, ogni qual volta un folle esce dal solco della rappresentazione”.

“Ho proposto questo testo ai detenuti attori proprio partendo dall’apoteosi della scena finale. Durante le ultime battute della recita – ha raccontato il regista – la situazione sfugge al controllo dei guardiani e del direttore che nel caos generale è obbligato a far calare il sipario, mentre Sade, alato, ride trionfante, facendoci intuire che l’epilogo non è casuale. Oltre la rappresentazione c’è il caos, sembra suggerirci, ma anche il fermento di una nuova vita in embrione che fa paura, terrorizza per la sua incontrollabilità. Ed è per questo che sarà necessario calare il sipario, nasconderla alla vista del pubblico, soffocarla, censurarla”.

“Fin qui il testo unito alle nostre interpretazioni – ha concluso Punzo – la storiella ridotta all’osso per trovare un aggancio con i detenuti della Compagnia e un punto di partenza comune. Al di là di questo ci siamo noi: uomini, artisti e detenuti”.

La piece ha ricevuto anche il Premio UBU come miglior spettacolo nel 1992.

L’ingresso, su prenotazione, è gratuito sino ad esaurimento posti e per avere i biglietti, al massimo quattro a persona, bisogna richiederli tramite mail a artcultureprison@michelucci.it oppure via telefono chiamando allo 055.597149.

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Posted by on 5 Giugno 2010. Filed under Spettacolo. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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