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LuBeC 2018: quando i musei italiani diventano luoghi di innovazione

Robot che interagiscono con i visitatori, visori 3D per ricostruire ambienti e situazioni storiche, videogame: non siamo in una fiera della tecnologia bensì a LuBeC 2018, incontro internazionale dedicato allo sviluppo e alla conoscenza del settore dei beni culturali, tecnologie e turismo, organizzata da Promo PA – Fondazione.

La XIV edizione di LuBeC 2018 si è tenuta il 4 e 5 ottobre al Reale Collegio di Lucca ed ha visto la partecipazione di enti pubblici, aziende e privati, tutti insieme per fare il punto sullo sviluppo tecnologico nel settore dei beni culturali.

Un mondo che, dopo anni di immobilismo, da qualche tempo sembra attraversato da un vento nuovo di cambiamento. O almeno parte di esso.

Il mondo nel quale viviamo è cambiato: oggi chi ha meno di 20 anni apprende in modo diverso rispetto ad un 50enne – ha spiegato Antonio Lampis, direttore Musei di Mibac – Ministero Beni Culturali, introducendo il dibattito “Innovazione e musei” – E’ necessario cambiare il modo in cui i nostri musei fanno cultura: se ci riusciamo abbiamo fatto il nostro mestiere.”

A confrontarsi su questo temi sono stati alcuni direttori dei musei italiani: direttori, definiti “eroici” dal dott. Lampis perché “nonostante le emergenze con le quali devono fare i conti ogni giorno, tra carenza di personale e adeguamento delle strutture, sono riusciti a trovare il tempo per venire a confrontarsi in pubblico”.

—) Ascolta l’intervista al dott. Antonio Lampis su musei, innovazione e Mibac

Eroi ed eroine come Serena Bertolucci, direttrice del Palazzo Reale di Genova e che a Lucca ha illustrato le novità introdotte nella propria realtà museale. “I musei moderni sono nati tra 600/700 per essere luoghi della contemporaneità, grazie all’impegno di privati; con il trascorre dei secoli abbiamo perso questa caratteristica e il museo ha finito per essere associato all’idea di “vecchio” – ha spiegato – Oggi dobbiamo tornare ad aprirci al territorio affinchè i nostri musei, oltre che luoghi di preservazione del patrimonio culturale siano anche luoghi di innovazione”.

Un obiettivo che Palazzo Reale di Genova ha scelto di perseguire iniziando a collaborare con start up del territorio ligure.

Tra queste la Scuola di Robotica, con la quale è stato avviato il progetto Pepper, il robot (n.d.r presentato lo scorso anno a BTO – Buy Tourism Online) programmato per accogliere da qualche mese i visitatori del museo, interagendo con loro, a cominciare dai bambini.

—) Ascolta l’intervista alla direttrice Serena Bertolucci su Pepper e sui nuovi modo di fare cultura nei musei.

Se il modo di apprendere nei musei sta cambiando, in trasformazione è anche il modo di comunicare queste realtà all’esterno. Un esempio è il MANN, Museo archeologico nazionale di Napoli che negli ultimi anni ha iniziato a sperimentare nuove forme di comunicazione, a cominciare dalla creazione del videogioco “Father and Son”.

Stiamo assistendo ad una fase sperimentale che vede il gioco come nuovo strumento per fare cultura – ha commentato Fabio Viola, ex archeologo, imprenditore e presidente di TuoMuseo, società che ha realizzato “Father & Son” – Finalmente i musei possono diventare luoghi dove sperimentare il futuro”.

—) Ascolta l’intervista a Fabio Viola sulle opportunità di sviluppo del gaming nei musei

Accanto a “Father and Son”, il MANN ha utilizzato però anche altre forme di comunicazione, dai social media a progetti rivolti ad un pubblico specifico, come “Napoli RestArt”, dedicato ai bambini del quartiere Forcella.

E’ fondamentale capire cosa vogliamo comunicare e renderci conto che esistono più tipologie di pubblico con le quali relazionarci – ha spiegato Paolo Giulierini, direttore del Mann di Napoli – Ad esempio c’è il pubblico che torna spesso al museo e sottoscrive l’abbonamento (che Mann lancerà a fine anno), c’è quello che arriva al museo tramite Father and son, o quello che ci conosce tramite le mostre a distanza, come ad esempio la mostra itinerante su Pompei che abbiamo organizzato in Cina e che in pochi mesi ha avuto oltre un milione di visitatori. Per ognuna di queste tipologie occorre diversificare l’offerta culturale del museo e la forma di comunicazione: un lavoro che richiede coordinamento tra gli uffici e soprattutto pianificazione delle azioni, almeno su un quinquennio”.

—) Ascolta l’intervista a Paolo Giulierini realizzata a Tourisma 2018 sul nuovo modo di comunicare del Mann.

Il MANN non è solo in questo: altri musei hanno iniziato a sperimentare nuove forme di comunicazione come  il Museo di Villa Giulia e il Museo Nazionale Romano.

Insomma, uscendo da LuBec 2018 si ha la sensazione che qualcosa stia davvero cambiando nel mondo dei musei italiani: al di là degli esempi portati da singole realtà all’avanguardia, è soprattutto l’idea del museo visto esclusivamente come austero luogo di conservazione a lasciare il posto sempre più ad una visione di hub, ovvero un laboratorio il cui obiettivo è generare cultura nel presente, preservando il passato ma anche sperimentando il futuro.

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Posted by on 7 Ottobre 2018. Filed under Cultura,In primo piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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