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Turismo e influencer marketing: in Italia promuove il brand di destinazione

 BTO 2020

È utilizzato soprattutto per promuovere la conoscenza del brand di destinazione ma non è ancora possibile stabilire il ritorno economico dell’investimento: è quanto emerge dal rapporto tra turismo e influencer marketing in Italia, secondo l’indagine “Travel by People” presentata a BTO 2020 – Travel Onlife.

Realizzata dall’agenzia di comunicazione Happy Minds e presentata dalla Ceo Lidia Marongiu, in apertura del panel “Influencer Marketing: leggere (attentamente) le istruzioni prima dell’uso”, l’indagine ha coinvolto 20 regioni italiane.

A rispondere ad interviste e questionari sono stati i responsabili delle strategie di promozione turistica: dirigenti di assessorati al turismo, direttori di DMO, APT o agenzie regionali di promozione.

turismo e influencer marketing lidia marongiu

L’obiettivo era capire se e come l’influencer marketing venga utilizzato nel turismo in Italia e quanto valga effettivamente.

A rispondere sono state in tutto 14 regioni italiane: di queste 10 hanno ammesso di avere utilizzato l’influencer marketing negli ultimi 3 anni, nonostante le principali attività di promozione rimangano le campagne sui media, l’Adv, la digital PR e la partecipazioni a fiere.

Nella maggior parte dei casi (8) sono stati organizzati blogtour e sono stati chiamati travel influencers in qualità di ambassadors dei territori. Solo 3 realtà hanno sperimentato attività come l’Instagram Takeover (affidamento della gestione del proprio acciunt Instagram a Influencers) e la game experience.

influencer marketing e regioni

A livello economico l’incidenza sul budget complessivo della promozione regionale ha inciso, in tutti i casi, meno del 5% annuo e l’attività più costosa, in 8 casi, è rimasta compresa tra 5 e 15 mila euro.

La scelta degli influencers è stata fatta attraverso più canali: affidandosi ad agenzie specializzate (5) alle quali si sono affiancate ricerche individuali su internet. La qualità dei contenuti e l’affinità dei valori, sono stati i requisiti ritenuti più importanti (8), ai quali sono seguiti il numero di follower e l’engagement. La remunerazione degli influencers è stata ritenuta elemento imprescindibile solo in 1 caso su 10.

Gli obiettivi indicati dalle Regioni per le loro azioni sono stati l’aumento della visibilità del brand di destinazione, seguito dalla promozione di prodotti e/o itinerari, dalla visibilità ad eventi e dall’aumento delle visite sul sito web.

In generale, l’azione è stata considerata efficace per buona parte degli obiettivi. Gli indicatori di performance (KPI) utilizzati per monitorare quanto ottenuto sono stati soprattutto interazione ed engagmente: 9 regioni hanno valutato e misurato il numero di interazioni, 8 invece l’engagement, il numero di persone raggiunte, e la qualità dei contenuti.

obiettivi influencer marketing e turismo

Due le principali problematiche segnalate dagli intervistati: la selezione dell’influencer giusto e la misurazione del ROI (return of investment) in termini economici. In questo caso i fattori utilizzati per valutare l’eventuale ritorno sono stati la brand awarness, seguita dalla visibilità e dalla creazione di contenuti di qualità.

Come emerge dall’indagine l’influencer non aiuta tanto a “vendere” direttamente i prodotti offerti da una destinazione ma ad ottenere visibilità, con risultati che possono essere valutati solo nel tempo – ha spiegato Lidia Marongiu, Ceo di Happy Minds – Per questo, ad esempio, non vengono ancora misurate le conversioni. D’altronde come si fa a misurare il ritorno economico del sorriso dell’addetto alla reception di un albergo che accoglie il proprio cliente?”

L’ultima parte dell’indagine ha provato ad indagare il futuro dell’influencer marketing: per 6 regioni l’uso di questo strumento è destinato a rimanere stabile o ad aumentare, mantenendo costante la tipologia di obiettivo, ovvero l’aumento della visibilità del brand di destinazione.

roi influencer marketing per Happy minds

Ci sono però dei rischi, identificati, ad esempio, nell’improvvisazione, nella mancanza di professionalità, nella difficoltà di non avere regole condivise per la misurazione dei dati.

Il problema più grande però continua a rimanere quello di non riuscire ancora a calcolare l’effettivo ritorno in termini economici dell’azione intrapresa.

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Posted by on 13 Febbraio 2020. Filed under Economia,In primo piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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