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Focus sulla povertà alimentare in Toscana: diminuisce il reddito delle famiglie

Firenze – Dal 2008 al 2011 il reddito reale delle famiglie toscane si è ridotto del 2,6%.

Tra le cause la perdita di lavoro, sia in termini di posti (-22 mila) che di ore, e la distribuzione del lavoro in forme meno redditizie (Cassa Integrazione Guadagni, lavoro part-time, contratti atipici e forme di auto-impiego).

Nel quadriennio sono peggiorati tutti gli indicatori occupazionali: disoccupati cresciuti del 29%, e occupati part-time del 6%, tasso di disoccupazione al 10%, in aumento anche il tasso di inattività tra le donne e tra i giovani, il tasso di disoccupazione giovanile (25%) e coloro che non cercano lavoro né studiano (NEET).

Questi i dati emersi dal II Rapporto sull’esclusione sociale in Toscana, realizzato dalla Regione attraverso l’Osservatorio Sociale regionale e la Rete degli osservatori provinciali presentato in Provincia a Firenze.

L’indagine fornisce un quadro conoscitivo approfondito su servizi e strutture che sul territorio toscano si occupano di contrastare il fenomeno della povertà alimentare, uno degli effetti della crisi che negli ultimi anni sta mettendo in difficoltà un numero sempre maggiore di famiglie, costrette ad affidarsi alla rete di associazioni ed enti che operano in questo settore.

L’indagine sulle strutture che si dedicano al contrasto della povertà alimentare è stata condotta attraverso un questionario online, cui hanno risposto 75 organizzazioni.

Rispetto all’indagine online, sono prevalenti le associazioni di volontariato (61,3%) e gli enti di tipo religioso (25,3%). Più di recente hanno iniziato a svolgere questa attività anche soggetti del privato sociale (associazioni di promozione sociale e coop sociali). Più di un quarto sono dislocati in provincia di Firenze. La maggior parte, 8 su 10, opera in comuni di dimensioni medio-grandi.

L’indagine ha anche messo in evidenza le criticità sorte nel rapporto con gli enti locali: mancanza di procedure di segnalazione degli invii, scarsa progettualità condivisa, riduzione del sostegno finanziario.

Per quanto riguarda l’utenza, le organizzazioni hanno evidenziato un netto aumento della domanda di assistenza negli ultimi anni.

Gli utenti di nazionalità italiana prevalgono relativamente al servizio di mensa sociale (53,2%) e per la distribuzione di pasti a domicilio (61,4%). Più rilevante la quota di stranieri per la distribuzione di pasti a bassa soglia (53,5%). Se invece spostiamo l’attenzione alle categorie di utenza, famiglie, minori, anziani, pazienti psichiatrici e disabili sono i soggetti principali che ricorrono a quei servizi che, più di altri, si accompagnano ad una presa in carico da parte dei Servizi sociali dei Comuni: buoni spesa e distribuzione di pasti a domicilio.

Immigrati ed utenti inquadrabili nell’emarginazione grave (senza dimora, detenuti ed ex detenuti, nomadi, donne vittime di violenza, adulti con grave disagio socio-economico) ricorrono più frequentemente ai servizi di bassa soglia e ai buoni spesa.

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Posted by on 24 Maggio 2013. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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