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“Identità virtuali” alla Strozzina di Firenze: l’identità nell’era del web 2.0. Domani ingresso gratuito

Firenze – Se qualche volta vi siete chiesti come vede il mondo  “un nativo digitale”, o se e come la “realtà virtuale” – emozioni, sentimenti, opinioni che condividiamo sul web – modifichi  e ridefinisca la nostra identità; insomma quanto “reale” sia essere connessi, andate alla mostra “Identità Virtuali” in corso alla Strozzina di Palazzo Strozzi a Firenze.

Non troverete le risposte ma artisti che queste domande se le sono poste e hanno raccontato, a loro modo, come cambia, l’identità personale e collettiva nel tempo del web 2.0. “Identità virtuali” raccoglie i lavori di undici tra artisti internazionali e collettivi che con opere fotografiche, installazioni, video performance hanno illustrato il nuovo rapporto tra uomo e tecnologia.

Il progetto è del Centro di Cultura Contemporanea Strozzina, con la consulenza scientifica di Antonio Glessi (ISIA, Firenze), Roberto Simanowski (Institut for Media Studies, Università di Basilea), Christiane Feser (artista), Franziska Nori (direttore CCC Strozzina).

Le opere del fotografo americano Evan Baden sono le prime che incontrate. Baden fotografa giovani adolescenti “illuminati” dai supporti digitali e totalmente immersi nella comunicazione digitale; persone cresciute usando internet e per i quali “essere connessi” costituisce una pratica normale e giornaliera.  In una delle fotografie da sotto le lenzuola spunta il viso di un ragazzino, illuminato dalla luce fluorescente di un iPad; nei libri di racconti per gli adolescenti “predigitali” erano le lampadine con le pile, quelle per il campeggio, a fare luce sulle pagine di libri proibiti…  solo qualche decennio fa!

Rimane qualcosa di non tracciabile della nostre esistenze? Ve lo ricordate il film di Stephen Spielberg, Minority Report in cui, grazie alla lettura telematica della retina, passato, presente, acquisti le preferenze del protagonista, Tom Cruise,  non sfuggivano al potere, polizia e pubblicità?

Chris Oakley, inglese, segue questa linea e propone un video girato in un grande magazzino; sulle persone che si muovono all’interno si sovrappongono i dati personali, i numeri della carta di credito, i codici a barre, la posizione geografica: un’armonica composizione dove le identità diventano trasparenti.

Si puà fare anche un’esperimento divertente grazie ad un’istallazione multimediale messa a punto dal Sociable Media Group nato all’interno del MIT Media. Tramite il semplice inserimento del proprio nome, è possibile  visualizzare in modo spaziale frammenti di informazioni disponibili online di ogni persona, dimostrando la trasparenza e la visibilità dell’individuo sulla rete (nella foto vedete una parte della prova fatta con il mio nome).

Tante facce che parlano davanti ad una webcam, tutti messaggi in bottiglia, gettati nel mare di You Tube e messi uno accanto ad un altro:  centinaia di volti, centinaia di suoni che diventano un rumore indistinto: dal chiuso della propria camera al mondo della rete. Un’installazione di grande effetto davanti alla quale ci si domanda: siamo connessi ma soli? O comunque nella solitudine, esiste un luogo virtuale dove lanciare il nostro messaggio?

Grazie alla immagini “rubate” da Google Street View, il tedesco Michael Wolf realizza una serie fotografica Paris Street View, riproponendo il paradosso tra arte e tecnologia digitale.

Esposte anche le opere di Les Liens Invisibles, i due italiani Clemente Pestelli e Gionatan Quintini, che ripropongono nella mostra il loro esperimento provocatorio di Seppuku “digitale” (suicidio digitale). I due artisti, qualche anno fa, avevo realizzato un sito in cui chiedevano agli utenti di facebook di cancellare la loro iscrizione dal sociale media, Un esperimento che aveva scatenato la reazione degli avvocati di Mark Zuckenberg.

La mostra sta per chiudere. Ultimo giorno utile è il 17 luglio. Domani l’ingresso è gratuito e la mostra è aperta fino alle 23. Orari: martedì-domenica 10.00-20.00. Costo del biglietto, 5 euro.

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Posted by on 13 Luglio 2011. Filed under Cultura. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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