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Terremoto Giappone: il racconto del dopo tsunami vissuto da una famiglia toscana

Firenze – Sono passate tre settimane dal terremoto che ha colpito il Giappone l’11 marzo scorso, provocando uno tsunami devastante e danneggiando la centrale nucleare di Fukushima. Dopo la valanga di notizie giunte nei primi giorni, adesso a suscitare interesse in Italia è solo il pericolo nucleare: in realtà le scosse non sono ancora finite e sono migliaia le persone che hanno perso tutto. Marco e Beatrice Scardigli, toscani che da anni vivono con i figli a Tokyo, ci raccontano cosa sta accadendo oggi in Giappone.

O3: Marco, Beatrice come si vive a Tokyo a due settimane dal terremoto?

Beatrice: Beh, due settimane sono passate come un’eternità! Mai in tutta la mia vita il tempo è passato così lentamente. La vita a Tokyo è apparentemente uguale, ma ci sono segnali che testimoniano che non è così: gli scaffali dei supermercati sono parzialmente vuoti e le luci sono spente, i termoconvettori nelle aziende sono su off e la comunità internazionale è sparita. La normalità è fatta dalle nostre piccole abitudini e lo dobbiamo specialmente ai nostri figli. Io non voglio allontanarmi tanto dalla zona dove abito, e quindi dalle loro scuole, perchè nell’eventualità, voglio sperare remota, in cui la centrale nucleare ci costringa a partire, voglio essere nella condizione di poter raggiungere subito i bambini. Diciamo quindi che Tokyo è tranquilla ma allerta.

O3: Qui in Italia è un rincorrersi di notizie allarmanti proprio per quanto riguarda la situazione della centrale di Fukushima: voi che informazioni avete?

Marco: Indubbiamente, la situazione di Fukushima non è da sottovalutare. In questi giorni abbiamo cercato di ottenere informazioni più precise riguardo ai rischi di un’eventuale contaminazione. Oltre a ricevere quotidianamente email dall’Ambasciata Italiana, abbiamo usato il nostro network: amici e parenti, che per varie ragioni hanno conoscenze specifiche, sono stati interrogati. Questo ci ha permesso di non farci prendere dal panico e di valutare il da farsi in modo più razionale.

O3: Una domanda che molti si fanno è come sia possibile che il Giappone, così efficiente, abbia avuto tutti questi problemi a gestire la situazione a Fukushima?

Marco: In realtà la situazione di Fukushima sta lentamente migliorando anche se è lungi dall’essere risolta. Vorrei ricordare che il terremoto e lo tsunami sono stati una vera catastrofe che, in molti altri paesi nel mondo, avrebbe causato molti più morti e danni. Le pecche del Giappone sono state, a mio parere, quelle di non aver accettato subito gli aiuti esterni e di aver “protetto” nei primi giorni la lobby dell’energia. Purtroppo i Giapponesi tengono molto alla faccia e, anche questa volta, ci sono cascati in pieno.

O3: Si parla molto del pericolo nucleare ma in realtà anche le scosse sismiche non si sono ancora esaurite: cosa dicono le autorità giapponesi?

Marco: Questo è, secondo me, il vero problema che a causa di Fukushima è passato in subordine. Ho fatto uno studio comparativo con altri grandi terremoti del passato e non sono stato in grado di trovare un evento simile. Abbiamo avuto 832 scosse d’assestamento di magnitudo superiore a 4.5 in venti giorni. Beatrice aveva trovato un articolo dell’Asahi Shinbun del 13 marzo che parlava di una faglia che si sarebbe creata nella parte est del Giappone. Da quel giorno la notizia è praticamente sparita. Ho chiesto all’Ambasciata di consultare la Protezione Civile, ho scritto ad un sismologo Italiano che vive in Svizzera e al Dipartimento di Geologia dell’Università di Firenze. Sto aspettando una risposta che ci faccia capire meglio quanto sostenuto dai sismologi giapponesi. E’ ovvio che, nel caso di un’ulteriore scossa forte, anche la situazione di Fukushima peggiorerebbe. Vivere con queste continue scosse non è piacevole e, per assurdo, c’è il rischio di un’assuefazione mitridatica.

O3: Non avete pensato di venire via dal Giappone per un po’?

Beatrice: Perchè avremmo dovuto? Questa è la nostra casa anche se la patria è altrove. Credo che rimanere sia oltretutto una forma di rispetto per la gente che ci ha accolti e che, a dispetto di noi, non ha altra scelta. Inoltre Marco è responsabile delle persone del suo ufficio: che avrebbe dovuto fare? Salutare tutti e dire “io mi salvo e voi rimanete ad affrontare quel che viene”? Si tratta di rispetto, insisto: e questa è la lezione più importante che abbiamo imparato nel vivere qui.

O3: Nel vostro blog “From Toscana to Japan” invitate a non dimenticare la popolazione giapponese colpita dallo tsunami: c’è qualcosa che possiamo fare anche dall’Italia per aiutare queste persone?

Beatrice: il modo più immediato è contattare la RED CROSS for JAPAN ma anche acquistare su iTunes Songs for Japan va bene. Mia figlia che ha 12 anni all’indomani del sisma mi ha detto: “Mamma, per il Giappone non si mobilita nessuno. Nessun cantante, nessun attore viene qui ad aiutare a rimuovere le macerie. Con la scusa che è un paese ricco, nessuno pensa che la gente non ha davvero più niente”. Ecco, ho sentito ancora di più la voglia di spingere a fare qualcosa per questo paese perchè nella zona di Tohoku c’è gente che muore di fame e freddo. Vorrei invitare a non cadere nell’errore di mescolare il Giappone con Tokyo: Tokyo è una metropoli ma fuori c’è la campagna, dove la gente che vede un occidentale ancora si stupisce, dove la gente va a lavorare nelle centrali nucleari, lontano dalla famiglia, pur di mandare uno stipendio a casa, a costo della salute e della vita, per una manciata di euro. Questa è la terra dove si è accanito lo tsunami: credo che ai sopravvissuti che vivono la minaccia nucleare l’umanità tutta debba tendere una mano.

(Foto gentilmente concesse dal blog “From Toscana to Japan”)

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Posted by on 2 Aprile 2011. Filed under Cronaca. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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