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Smantellato gruppo criminale di tipo camorristico in Toscana

Firenze – Fingevano di aiutare imprese in difficoltà ma in realtà se ne appropriavano estromettendo gradualmente i proprietari e minacciandoli con metodi, definiti dalla polizia, di tipo camorristico: il Tribunale di Firenze ha emesso 7 misure di custodie cautelari nei confronti di altrettanti indagati in un’operazione condotta dalla DDA e che vede coinvolte 31 persone per reati che vanno dall’estorsione, alla tentata corruzione, al riciclaggio di denaro.

L’operazione ha permesso di smantellare un gruppo criminale capeggiato da campani legati a noti clan della camorra, attivo in Toscana dalla metà degli anni 80, e di sequestrare beni per oltre 9 milioni di euro.

Secondo quanto ricostruito il gruppo criminale si presentava ad aziende in difficoltà promettendo aiuti economici ma di fatto assorbendone la gestione grazie a minacce e violenze tipiche dei gruppi mafiosi. Una volta prese di fatto in carico il gruppo le gestiva con contabilità in nero, con un’evasione fiscale stimata in ben 20 milioni di euro dal 2002 a oggi.

Le indagini sono partite nel 2009 dalla denuncia di un imprenditore che aveva ricevuto un colpo d’arma da fuoco sulla portiera dell’auto come atto intimidatorio. L’uomo, proprietario di una azienda di giardinaggio di Castelfiorentino, aveva avuto un’improvvisa crisi finanziaria e per questo aveva accettato l’aiuto offerto da un imprenditore campano, risultato poi il principale indagato. Col passare del tempo però, l’uomo si era accorto che il nuovo socio lo aveva estromesso da tutte le attività, grazie anche a violente minacce, fino allo spoglio completo dei beni immobiliari della società.

Altri analoghi episodi sono stati accertati nei confronti di aziende delle province di Firenze, Pisa e Prato: tra queste, una era stata assorbita dal clan per gestire le corse automobilistiche di rally al quale il capoclan e il figlio partecipavano come semiprofessionisti.

Sul fronte dell’evasione fiscale, inoltre, la Guardia di Finanza ha accertato la costituzione da parte del gruppo di diverse società “cartiere” che permettevano l’evasione grazie all’emissione di fatture false a beneficio di società effettivamente esistenti. Queste società, che avevano una vita media di un paio di anni, ed erano intestate a prestanome pagati dagli 800 ai 1500 euro, venivano poi messe in liquidazione e sostituite con altrettante identiche.

L’organizzazione criminale aveva accumulato un’ingente quantità di beni di lusso e proprietà immobiliari in Toscana, Sardegna e Campania.

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Posted by on 13 Dicembre 2011. Filed under Cronaca,In primo piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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