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Non dimenticare la Birmania: appello di Cecilia Brighi a Terra Futura

Firenze – “La situazione in Birmania sta migliorando ma non è il momento di abbassare la guardia, anzi occorre vigilare ancora di più”: così Cecilia Brighi, sindacalista della Cisl che da anni si occupa dell’Asia e in particolare della Birmania, grazie anche al sito “Birmania Democratica”, e membro di IOL (Organizzazione Internazionale del Lavoro), ha raccontato le ultime novità sulla situazione politica e sociale del paese.

L’occasione è stata la presentazione del suo libro “Il pavone e i generali” durante l’edizione 2012 di Terra Futura, alla Fortezza da Basso di Firenze: nel libro, pubblicato nel 2006, la Brighi racconta le storie di birmani da lei conosciuti, costretti a vivere, e spesso a fuggire, dal regime dittatoriale, che governa il paese dal 1962.

A Firenze la Brighi ha ripercorso la storia dell’attuale Myanmar: dalla rivoluzione degli studenti dell’88 a quella dei monaci del 2007, entrambe soffocata nel sangue, fino alla liberazione di Aung San Suu Kyi da parte della giunta militare e alle elezioni politiche avvenute lo scorso aprile, che hanno finalmente portato in Parlamento il LND, la Lega Nazionale per la Democrazia della stessa Suu Kyi.

Una vittoria che ha portato molti esponenti dei media e della comunità internazionale a pensare alla svolta definitiva per il paese, tanto che la stessa Unione Europea ha sospeso le sanzioni economiche imposte da anni alla Birmania.

“Passi avanti si stanno facendo, io stessa sono riuscita a entrare ufficialmente a Rangoon per la prima volta nel dicembre scorso per incontrare gli iscritti ai primi sindacati liberi – ha commentato Cecilia Brighi – ma non dobbiamo dimenticare che ci sono ancora tanti prigionieri politici (oltre 1000 secondo Amnesty International), che i militari saranno al potere almeno fino al 2015 e che, ad oggi, manca uno stato di diritto in Birmania”.

Secondo quanto raccontata dalla Brighi, l’apertura della giunta militare è stata un atto dovuto: nonostante le grandi ricchezze naturali della Birmania (tek, diamanti, petrolio, gas) il paese è molto povero, mancano soldi soprattutto per le infrastrutture e la modernizzazione. Questo avrebbe provocato nel governo militare una di scontro interno tra chi ha visto nell’apertura all’occidente l’unica soluzione e chi invece ha paura di perdere i profitti e lo status derivante della dittatura.

L’obiettivo della giunta sarebbe riuscire a creare uno stato sul modello della Cina: da qui l’apertura all’Occidente, con le concessioni fatte alla Comunità Internazionale, con l’approvazione della nuova costituzione, la liberazione di Aung San Suu Kyi, simbolo della resistenza birmana, e le elezioni.

Un’apertura alla democrazia però che ancora non è completa e che soprattutto avviene “senza regole”: “Tanto per fare un esempio, la revoca delle sanzioni sta generando una corsa da parte delle multinazionali all’ingresso nel paese per realizzare affari economici – ha spiegato Brighi – Per questo la Comunità Internazionale non deve abbassare la guardia ma anzi vigilare perchè il passaggio alla democrazia non solo venga compiuto a tutti gli effetti ma sia fatto nell’interesse dei birmani!”

La Confederazione internazionale dei sindacati, infatti, si era espressa contro la sospensione delle sanzioni da parte dell’Ue, chiedendo invece una loro graduale riduzione in base agli effettivi progressi democratici compiuti dal governo birmano, a cominciare dall’abolizione del lavoro forzato (anche minorile), dalla liberazione di tutti i prigionieri politici e dalla costituzione di sindacati veri. L’IOL starebbe facendo pressione sull’UE anche per varare un regolamento che disciplini gli investimenti delle imprese europee in Birmania: una battaglia che però, secondo la stessa Brighi, difficilmente avrà successo.

Un aiuto a queste battaglie potrebbe venire proprio da Aung San Suu Kyi che ha scelto l’Organizzazione Internazionale del Lavoro di Ginevra come meta del suo primo viaggio all’estero, il 14 giugno, e dove è atteso il pronunciamento del suo primo discorso ufficiale. “La visita di Aung San Suu Kyi è per noi una grande soddisfazione che ripaga tanti anni di lotta e impegno – ha concluso Cecilia Brighi – Siamo onorati che abbia scelto proprio noi”.

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Posted by on 28 Maggio 2012. Filed under Cronaca,In primo piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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