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Musei statali fiorentini: a rischio oltre 300 posti di lavoro

lavoratori musei fiorentini(Articolo di Gabriele D’Angelo) Firenze – E’ grande la preoccupazione tra i lavoratori dei servizi aggiuntivi dei Musei statali fiorentini, accomunati, dopo la riforma Franceschini, da un destino quantomai incerto.

“Lavoratori fantasma” i 309 addetti che garantiscono da 17 anni il buon funzionamento delle gallerie fiorentine, occupandosi di biglietteria, prenotazioni, bookshop, guardaroba , mostre, accoglienza e sorveglianza e che adesso rischiano di perdere il posto di lavoro.

La situazione di questi lavoratori era già precaria visto che il contratto di concessione è scaduto addirittura nel 2006, e che da allora va avanti a suon di proroghe.

Il loro contratto non prevede nessuna clausola sociale di mantenimento della retribuzione, né del posto di lavoro in caso di cambio di gestore, nonostante il la firma del Protocollo di Intesa tra Ministero della Cultura, sindacati e datore di lavoro, firmato nel 2010 dall’allora Sindaco di Firenze Matteo Renzi che avrebbe dovuto garantire la continuità dei rapporti di lavoro nel caso in cui fosse cambiata la società che gestiva i musei statali.

I sindacati hanno così avviato un percorso di protesta, iniziato il 27 Dicembre con un presidio della CgilFilcams e UilTucs davanti all’ingresso degli Uffizi,  che proseguirà il 14 Febbraio, con un flashmob in Piazza della Signoria.

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L’obiettivo è di “ottenere un interlocutore diretto che risponda alle nostre domande”- dicono i sindacati – “Il 30/12 abbiamo scritto al MIBACT (Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo), ma ancora oggi non abbiamo ricevuto risposte.” E questo nonostante l’incontro avvenuto lo stesso giorno con l’assessore al lavoro del Comune di Firenze Federico Gianassi che aveva espresso rassicurazioni in questa direzione.

“L’incontro con Gianassi è stato positivo – ha infatti spiegato il segretario provinciale Filcams-CGIL Maurizio Magi – Ma si tratta per ora solo di parole. Vorremo avere da subito un referente concreto, per cominciare a dialogare”.

“Per noi la parola è la trattativa migliore, – ha aggiunto Vanessa Caccerini di Cgil Filcams – ma non accettiamo di non essere considerati. Perché “cambiare verso” va bene, ma fino ad un certo punto”.

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Posted by on 12 Febbraio 2015. Filed under Cronaca,In primo piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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