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Alessio Pini: non dimenticate Simone, in carcere a Cuba!

Firenze – Un festino a base di sesso e droga. E’ il 14 maggio del 2010 a Bayamo, Cuba. Una ragazzina di 12 anni, Lillian Ramirez Espinosam, asmatica, muore. Il suo corpo viene caricato su un’auto e abbandonato in un campo.

Inizia qui la storia giudiziaria di Simone Pini, 43 anni, fiorentino. Pini è coinvolto nell’omicidio con Angelo MalavasiLuigi Sartorio. Tutte e tre si sono sempre proclamati innocenti. I timbri sul passaporto di Simone Pini, dicono i suoi avvocati, dimostrerebbero che i giorni dell’assassinio, non era a Cuba, e ci sono testimoni che dicono di averlo visto in Italia. Le prove non sono mai state prese in considerazione dai giudici cubani che hanno condannato a 25 anni di carcere Simone Pini, Angelo Malavasi e, a 20 anni, per corruzione di minore, Luigi Sartorio. Sartorio, hanno spiegato più volte gli avvocati di Pini, è stato condannato solo per corruzione di minore perché ha dimostrato che il giorno del festino era in Italia. Ma ad accusarlo erano le stesse testimoni che dicono di aver visto Simone Pini al festino.

Una storia con molte ombre e della quale non si parla più da tempo. L’ultimo atto pubblico è stata la richiesta di grazia degli amici di Simone al nunzio apostolico in occasione della visita del Papa a Cuba, prevista in primavera.

Noi siamo volute tornare sulla vicenda di Simone Pini e abbiamo chiesto al fratello, Alessio Pini di raccontarci la sua storia.

Alessio Pini, tuo fratello è stato accusato e condannato a Cuba per un orrendo crimine. Ci riassumi in breve la vicenda?

Simone che frequenta Cuba da molti anni e laggiù è sposato e ha un figlio di 7 anni, fu arrestato a fine giugno del 2010 nella cittadina cubana di Bayamo con l’accusa di aver partecipato ad un festino erotico dove morì una giovane dodicenne e aver partecipato all’occultamento del suo cadavere. Un crimine aberrante ma che Simone non può aver commesso perché come comprovano sia i documenti di volo sia quelli migratori della polizia cubana e italiana, lui si trovava in Italia il 14/5/2010 giorno in cui avvenne il festino (anche se la giovane sembra morta il 15/5/2010 ) e rientrò a Cuba solo il 25/5/2010.

Purtroppo le condizioni di detenzione particolarmente dure più minacce e false promesse, hanno indotto uno degli accusati, Stefano Malavasi ad accusare altri due connazionali Simone e Luigi  Sartorio di aver partecipato ai fatti.

In seguito sempre delle false testimonianze li hanno inchiodati a fatti che non avevano commesso, compreso dei festini avvenuti nei 3 mesi precedenti all’omicidio. False perché le descrizioni che le minori hanno fatto dei clienti che incontravano non corrispondono a nessuno degli accusati e perché fabbricate un anno circa dopo il loro arresto per omicidio.

L’autopsia, visionata su video in Italia da esperti di medicina legale, è stata fatta in modo da non poter risalire alle cause della morte che seppur svoltasi in un contesto di crimine sessuale, può essere dovuta all’affezione asmatica di cui soffriva la ragazza. Dico questo ma vi ricordo che la cosa principale è che mio fratello non si trovava a Cuba in quel frangente.

Mi fermo qui, ma ci sarebbe molto altro da dire soprattutto sulla condotta sia professionale che umana del Comandante Medina della polizia di Bayamo che li faceva soffrire, per arrivare a farli collaborare e farli autoaccusare, roba da autodafé. Fatto sta che nel novembre del 2011 Simone è stato condannato a 25 anni per un delitto mai commesso, occultamento di cadavere e partecipazione a festini erotici cui non ha mai partecipato.

E’ arrivata in questi giorni una lettera dove tuo fratello denuncia la situazione terribile delle carceri cubane: riporto solo alcuni frasi “non c’è acqua corrente, solo  due volte al giorno viene posta in un barile rugginoso”, “per cibo riso e soya e in poca quantità”… Voi cosa sapete e come e quanto riuscite a comunicare con lui?

Conosciamo bene la situazione; le condizioni detentive sono sotto la soglia del diritto internazionale per quanto riguarda l’igiene e il nutrimento, e in qualche caso anche per il comportamento del personale, questo soprattutto dopo che Simone è riuscito a parlare con Yoani Sanchez (n.d.r. blogger e attivista cubana) e anche per il fatto che Simone è stato fino ad ora molto combattivo nel proclamare la sua innocenza. Purtroppo negli ultimi giorni lo ho sentito più sfiduciato ed è tornato ad avere crisi di panico che è una patologia di cui ha sofferto anche tempo fa in Italia.

Noi comunque possiamo sentirlo, purtroppo a nostre spese, al numero del carcere del Combinado de l’Este; anzi chiunque voglia sentirlo può chiamarlo allo 005377924242.

A livello giudiziario come state procedendo?

Siamo in attesa del risultato dell’appello che si sta svolgendo in questi giorni. Abbiamo poca fiducia perché all’appello a Cuba si ragiona solo sulla sentenza e non sugli atti depositati in primo grado.

Dalle istituzioni italiani che aiuto avete ricevuto, se lo avete avuto?

Purtroppo questo è un punto dolente. Al di là di fare da tramite fra noi e Simone e visitarlo una volta al mese non siamo molto contenti del suo operato. La nostra Ambasciata avrebbe potuto fare molto di più; non c’è stata nessuna forma di pressione; comunicazioni con la famiglia degli arrestati ridotte al minimo,  e solo nel dicembre 2011 mi hanno comunicato il nome di una penalista valida. Abbiamo capito che non possono o non vogliono occuparsi della faccenda e ben sappiamo i vantaggi che i diplomatici hanno quando mantengono un buon rapporto con le autorita locali. Questo lo capisco ma non deve certo accadere sulla pelle di tre connazionali innocenti. In questi giorni il nostro ambasciatore Baccin si è fatto vedere ufficialmente con ministri del governo cubano e sicuramente non ha parlato di questi fatti. Anche mandare documenti via fax è complicato; i costi sono alti; dobbiamo utilizzare le e-mail della compagna di Simone e a Cuba internet non è proprio libero e accessibile a tutti.

Per quanto riguarda il Ministero peggio ancora. A parte l’impossibilità di mandargli posta che non sia certificata (quindi i cittadini normali ne sono esclusi) solo da un mese si sono degnati di ricevere in nostri avvocati e di avviare un tavolo di trattativa.

Ci sentiamo abbandonati!

L’appello che ti senti di fare ai fiorentini e alle istituzioni?

Consideriamo utile chiunque pubblichi notizie veritiere su questo argomento. Purtroppo solo sulla stampa locale si è mosso qualcosa, il tema è delicato tutti vogliono troppo bene a quel paese che fa comodo ad ex e nuovi stalinisti, alle agenzie di viaggio e ai turisti sessuali di ogni tipo. Speriamo, ma non abbiamo fatto richiesta diretta, che la visita papale possa smuovere la cosa. L’unico appello che faccio è a considerare finalmente le prove della presenza in Italia di Simone cosa semplicissima e visto che da questo orecchio la giustizia cubana non ci sente, bisogna che qualcuno, spero il nostro Ministero degli Esteri possa farli ragionare.

E al Ministro che mi rivolgo: faccia qualcosa di più!


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Posted by on 9 Marzo 2012. Filed under Cronaca,In primo piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

2 Responses to Alessio Pini: non dimenticate Simone, in carcere a Cuba!

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