Firenze – Il 13 agosto l’Ordine dei Giornalisti non sparirà ma potrebbero essere rivisti alcuni aspetti generali nell’ambito della riforma sulle professioni, in particolare sull’accesso: è questa una delle poche certezza che emerge dall’incontro che si è svolto questo pomeriggio in provincia a Firenze, organizzato da Ordine dei Giornalisti Toscana e Associazione Stampa Toscana per fare il punto sulla riforma della professione giornalistica in Italia.
Che la situazione sia in piena evoluzione lo dimostra il fatto che proprio nello stesso pomeriggio a Roma è stato fissato l’incontro al Ministero di Giustizia con i rappresentanti di tutti e 20 gli ordini professionali: secondo quanto riferito a Firenze, l’Ordine Nazionale dei Giornalisti dovrebbe aver presentato una bozza di riforma che prevede il mantenimento dell’albo dei pubblicisti con access tramite esame e tirocinio di 18 mesi, mentre la diversificazione tra pubblicisti e professionisti dovrebbe basarsi sull’unicità del reddito da attività giornalistica. Il condizionale è d’obbligo perchè la bozza presentata oggi sarà illustrata solo mercoledì dal Consiglio nazionale dell’Ordine.
Che cosa è emerso dunque oggi pomeriggio? L’incontro, originariamente previsto in Sala Oriana Fallaci ma spostato nella più ampia Sala Luca Giordano, a causa dell’alto numero di partecipanti, è servito soprattutto per raccogliere opinioni e pareri da parte dei colleghi che hanno illustrato le situazioni in cui vivono e che saranno alla base degli spunti che l’Odg Toscana presenterà poi all’Ordine nazionale.
Secondo Carlo Bartoli, presidente Odg Toscana, il 13 agosto l’Ordine dei Giornalisti non dovrebbe scomparire; occorrerà però rivedere aspetti della professione a cominciare dall’accesso e dall’albo dei pubblicisti. Bartoli ha sottolineato che quest’ultimo deve rimanere sia per tradizione sia soprattutto per necessità e potrebbe essere riformato in base al calcolo del reddito:
D’accordo con il presidente Bartoli anche l’avvocato dell’Odg Toscana, Lorenzo Calvani, che ha sottolineato come sarebbe necessario rivedere il quadro generale della professione soprattutto per sanare situazioni di giornalisti che da anni vengono impiegati come precari, oltre al problema della preclusione all’esame da professionisti per gli addetti stampa. Calvani ha sottolineato come al momento tutto sia in evoluzione e non vi siano ancora certezze:
Che il problema dunque sia più ampio della questione dell’abolizione o meno dell’albo dei pubblicisti è emerso con evidenza dalle testimonianze. Anche Paolo Ciampi, presidente Ast, ha sottolineato che qualsiasi ragionamento di riforma dell’Ordine deve avere come base quello di “ridare dignità a questa professione” a cominciare dall’abolizione di forme contrattuali utilizzate ultimamente come le “collaborazioni elettive” che prevedono solo un generico rimborso spese. Inoltre Ciampi si è detto perplesso sull’utilizzo del reddito come unico discriminante tra professionisti e pubblicisti: esistono infatti giornalisti non pagati da anni:
Il dibattito quindi è aperto su ogni canale: chi non era presente fisicamente, ha commentato anche via Internet, attraverso i nostri Social Media, gli aggiornamenti in tempo reale sull’incontro, dividendosi tra chi si dice favorevole alla riforma dell’accesso all’Ordine sulla base del reddito e chi invece parla della necessità di una riforma generale della professione.
L’Odg Toscana ha comunque preso l’impegno di portare le richieste dei colleghi al tavolo nazionale, a cominciare dal prossimo mercoledì, e di mantenere alta l’attenzione su questo tema, riconvocando un nuovo incontro aperto al pubblico non appena ci saranno novità.
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Appaludito l’intervento di Nicola Novelli [nella foto], dal 1997 fondatore e direttore responsabile di Nove da Firenze: “Se da agosto, per assurdo dovessimo dare addio all’elenco dei giornalisti pubblicisti, in conseguenza del prossimo decreto di liberalizzazione delle professioni emanato dal Governo Monti, l’intenzione di riforma degli ordini professionali potrebbe produrre effetti collaretali indesiderati sulla democrazia italiana, in quanto la normazione che regola l’accesso e l’esercizio della professione giornalistica, condiziona, in conseguenza delle norme per la registrazione della stampa periodica, anche l’accesso e l’esercizio della libera espressione a mezzo stampa. Se si voleva liberalizzare l’accesso alla professione sarebbe bastato abolire il praticantato e l’esame di abilitazione -ha spiegato Nicola Novelli- Ma il problema in Italia è che per poter pubblicare un giornale, via radio o in Tv bisogna depositare in tribunale la firma come direttore responsabilie di giornalista munito di tessera dell’Ordine. Dunque per liberalizzare la professione, ma anche per liberare l’espressione individuale e collettiva bisognerebbe anche modificare la legge di autorizzazione delle pubblicazioni a mezzo stampa, perché una tessera professionale non è richiesta all’estero per diffondere le proprie opinioni e non garantisce certo correttezza ed eticità. Per tutelare invece i diritti di un giornalista basterebbe una semplice associazione volontaria, come il Sindacato. Sta di fatto che tuttora la Cancelleria del Tribunale pretende la firma di un iscritto all’Ordine dei Giornalisti per accettare la registrazione di una testata di informazione a stampa e, sintanto che la norma rimane in vigore, non è concepibile né la cancellazione dell’elenco pubblicisti, né la sua graduale estinzione. Se non a rischio di far uscire dal regime normativo migliaia di testate on line, che piuttosto che pagare una nuova tassa per la pubblicazione non ci metterebbero niente a migrare i propri server all’estero, con grave danno per l’immagine pubblica del nostro paese”.
Bravissime ottimo resoconto W il giornalisti toscani
Grazie Vittorio! Il tema è importante e interessava tanti che non potevano essere presenti fisicamente all’evento: così abbiamo pensato di fare un resoconto il più possibile puntuale, anche se non abbiamo potuto purtroppo raccontare tutte le vicende personali e i singoli casi testimoniati. Continueremo comunque ad occuparcene!
Buon lavoro!
Ragazzi, ma vogliamo scherzare? Come si fa a partire dal reddito come discriminante per esercitare la professione? Spero di aver capito male … chi è l’ipocrita che fa finta di non sapere che raramente fra i giornalisti che collaborano qualcuno riesce a mantenersi interamente con ciò che viene pagato?! Ma chi si vuol prendere in giro? …
Ciao Stefania!
Da quanto emerso lunedì quella del reddito sarebbe solo un’ipotesi.
Spero che qualcosa di più si possa sapere già tra oggi e domani visto che è in corso a Roma la riunione del Consiglio Nazionale.